
FORSE LASSU' QUALCUNO CI GUARDA
Red lights, grey morning
Il cielo sopra Berlino è ora limpido come il cristallo, ora scuro come la pece, mi prende il cuore per la limpidezza e poi mi chiude in un guscio di ghiaccio sotto nubi gonfie di grigio. Indefinito in A.A., 360° intorno, da ovest a est, ho capito come si è sentito appoggiato alla statua d'oro della Siegessaeule, le ali aperte, un flusso di luci sotto, un brulichio di lumi e lumicini all'orizzonte, torri, cristalli, acciaio, cemento che sembra nascere giorno per giorno. In fondo è così: la città è un grande esercizio di architettura, una pagina bianca tutta da scrivere fra spazi aperti in mezzo a grattacieli, palazzi in demolizione che lasciano spazio ad altri, quasi in un gioco che sembra non avere mai fine. Vecchio e nuovo, insieme per sempre, testimoni e ciceroni a chi arriva per cercare il fascino un po' superato di una città prima divisa ed ora unita quasi con il collante. L'ebrezza di un passaggio un tempo proibito ad est è ora poco più di uno sguardo su palazzi squadrati che nemmeno a Engel e Marx sarebbero piaciuti, una torre inutile quanto gigantesca per trasmettere segnali tv, una piazza oramai ostaggio del fashion, tram su rotaia retrò ed ovviamente cantieri. Si scava in continuazione a Berlino, ho visto più muratori qui che in tutta la mia vita, 24h di trivella e martello pneumatico. Mai invasivi, per carità. Ma son sicuro che fra due anni le cartine turistiche della città saranno completamente diverse da quelle di oggi con già nuove mete da visitare, nuove creature di qualche architetto strafico da ammirare pur con la convinzione dentro che facciano un po' cagare. tutto si trasforma, anche il presente.
Che sogni nei sogni?
Non lo so, a parte la prima notte non ho sognato nulla. Nè il re, nè la regina, quasi che il male fosse rimasto in un angolo trasformato in altro, indurito come tante altre volte quando metto km tra me e qualcosa o qualcuno. E che la rabbia fluisca e entri in circolo e si mesci con la malinconia e la tristezza e diventi una cosa sola, delusione verso qualcosa o qualcuno. Alquanto deludente, già sai. Ma non è la prima volta, vige una regola molto in voga che dice: mors tua, vita mea. E poi son cazzi tuoi. Bene sì, lo sono, me ne sono accorto, liebling. Alquanto deludente, non alquanto scontato.
You used to stay in to watch the adverts
Non ho metri di paragone precostituiti sulle metropoli. Ognuna è sè, e noi dobbiamo solo cogliere quel sè. Punto. Immergerci senza la spocchia del meglio qui rispetto a qua, me lo aspettavo diverso, che delusione, sì però, ah più bello di, meglio di, etc etc. Guarda e respira. Guarda e respira. Vivi e guarda. Che siano quadri di Monet, che sia l'altare di Pergamo o la porta di Babilonia, la quadriga della Porta di Brandeburgo, Alexanderplatz, il club25, la Sprea, u-Bahn o S-bahn, me o te, o lei o loro, Friedrichshain, il Reichstag, il Sony centre, un pezzo di muro in mezzo al niente, il mausoleo dell'olocausto, l'Old Banhoff, ancora me e ancora te e ancora loro, Shonenberg, la bici e i piedi. Concedetemi il sangue che pulsa nelle tempie e una lacrima amara, non sarà l'ultima, sui gradini della Siegessaeule con un vento così forte che pare voglia portare via tutti i pensieri cattivi. Sintassi lontane, scuse e trionfi di menefreghismo. I tempi della vita non coincidono mai con i battiti del cuore.
In fondo mi è piaciuto?
Quando l'aereo decolla mi sembra di partire per sempre. Quando l'aereo atterra mi sembra di non essere mai andato via. Quando accendo il pc nella notte in mezzo a nessuno mi sembra di essere l'unico sopravvissuto alla ricerca di un segnale amico nella rete. Chi vuoi possa comparire in googletalk a quest'ora? Già. Perchè mi pongo sempre domande scontate? Ho un sesto senso per capire quando arriverà il dolore, ti si informicoliscono le gambe, ti basta un'occhiata e capisci tutto, come l'ultima volta. Poi le conferme sono come delle martellate secche, una dietro l'altra. In fondo mi è piaciuto, essere veloce, effimero e durare come una derrata in scadenza che va eliminata prima che diventi rancida. Il nuovo brand ha un sapore migliore, posso capirlo. Ma non ne farò mai una campagna pubblicitaria. Questione di stile. Ho un certo stile nel disprezzare le cose, lo riconosco, forse disprezzare è una parola grossa, diciamo guardare le persone facendo loro capire quanto la coerenza non vada tanto verbalizzata quanto dimostrata. Me l'appunto, chissà mai che non possa servirmi in futuro per imparare la solenne lezione dell'esistenza che ti insegna e poi vedi te che fare, o promosso o bocciato. Mi evolvo, come il cemento della città che seppellirà tutto e tutti, specie le mostrine dell'esercito dei buoni sentimenti e dei valori che sfilano sulla Karl Marx Strasse mentre mi mangio un sacchetto di pop corn, sogghignando truce. Sfila anche l'orsetto Knut, bianco e innocente come la neve, ora è grande e mi guarda vorace. Abbraccio l'est del mio cuore.
You say when she hits you, you don't mind
Essere qui, o lì, meglio lì, non me lo sarei mai immaginato solo qualche mese fa. Per tanti motivi. Mi dicono e mi parlano, e mi ridicono e riparlano e consigliano e non importa se poi ascolto, mi importa che mi diano una scossa. Mi sono drogato di cortisone, quando è in circolo è uno sballo ma lo spacciano solo in farmacia. Ci sono parole a Berlino che non puoi usare, già è tanto che il Reichstag si chiami ancora così, il berlinese non crede, forse ha paura del suo passato, ha un sindaco omosessuale e paga la metro ogni corsa, va in bici e ti dice che non è di berlino mentre Kennedy disse tutt'altro, magari ti aspetta sotto la Banhoff più malfamata che a te sembra un luogo stile periferia di Milano e niente di più. In fila con i soliti italiani trimalcionici per entrare, a noi ci fan accomodare come al Monopoli, in prigione senza passare dal via. Qualcuno impreca dal fondo della fila, sono troppo stanco per capire, all'entrata comprendo solo che siamo "amici di" e quindi niente fila, niente biglietto, nulla di nulla, benvenuti e benedetti. Siamo anche noi berliner? Was? Sulla Sprea, tutto il delirio è iniziato da 24 ore mi dicono e quindi non faccio caso allo stato di qualcuno anche se nessuno è molesto, ballano, bevono, fan altro, ridono e non badano a noi. perchè dovrebbero? Siamo niente fuori dal provincialismo, nulla di fronte a tutto, il mondo non è il nostro orticello, i nostri timorucci quotidiani da quattro soldi, i nostri scazzi, le facce stantie, i sentimenti bruciati fra 54.000 abitanti che si rincorrono e murano per non vedere che male e bene si prendono e si danno anche fuori dal ponte levatoio. In taxi in mezzo al nulla, il finestrino aperto tra il sonno che evapora dai sedili, vampirizzo la notte e quello che mi circonda, i sottopassi, il ponte, le stazioni U e quelle S, il kebab infinito, non so se sono ancora una vittima. Forse no, ma che importa?
E' facile andare senza guardarci in faccia?
Esiste un orologio per cicatrizzare l'anima? Che spinga avanti le lancette del tempo così velocemente che tutto si rimargina in fretta e le ferite diventano piccoli segni chiari sulla pelle abbronzata. Cicatrici di un tempo che fu, il tuo te stesso che è stato. Al polso la clessidra va lentissima e pure la sabbia è pesante, umida e scura. Pare la Sprea, pare una chiatta nera che porta alla foce tonnellate di passato, di tutti i passati di tante vite attorcigliate che si toccano, si sfiorano, si uniscono e poi si lasciano per poi andare ognuna per la sua rotta, se c'è. Dal ponte vedo tante vite che scivolano via, sul ponte le mani si intrecciano, i sorrisi si sprecano e le paure svaniscono. Questo muro che ho alzato per difendermi è inutile e va abbattuto, il mondo è brutto e brucia e se mi guardi, ora guardi attraverso di me, sono trasparente. Sono una birra Berliner appena stillata, sono il pattume da mettere in un amen fuori dalla porta, sono una stele a futura memoria, una bandiera di uno stato in rovina, sono rivoluzione e rivoluzionario, sono la strada che non percorrerai mai, le paure di una notte d'estate sotto un cielo di stelle soffiate dagli Angeli.