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martedì, marzo 21, 2006
_Prego il sig. Della Valle di dare del lei a Bando quando gli rivolge la parola! _
_Mentre sono assorto a ragionare quando partire e come partire per l'estate non posso fare a meno di pensare a quello che mi diceva il mio compagno di squadra: "Non torno a casa da quattro anni"_Il valore del tempo ma ancora di più il valore stesso di quanto possediamo e possiamo spendere governano le nostre vite_Non conta sentirsi in colpa, tanto vale ragionarci su, capire_Lui qua, io qua, lui migrante, io cittadino pacioso della provincia_I destini delle persone possono incrociarsi, confondersi, toccarsi e credo che faccia bene a tutti abbassare le paratie dell'anima, mixarsi_Un volo per Dakar vale più di un volo per Atene?_In un secondo digiti la carta di credito sul web e arriva la notifica, 50 euro sono inezie, o quasi, si risparmierà in qualche modo, qualche birra in meno, qualche cinema in meno, suvvia che sarà?_In un secondo ti dicono che il volo costa quasi 1000 euro e allora pensi quanto potrai farlo_Perchè il tempo è tiranno e lavoratore_Le immagini pietose del Congresso di Confindustria, la lite fra i galli del pollaio con gli yatch ormeggiati fianco a fianco a Portofino, le urla dei padroni con il Cayenne parcheggiato fuori, l'industriale che fa fare le assemblee sindacali nel bagno delle donne: siamo la settima potenza nel Mondo?_Od è un'ennesima fiaba?_Ogni tanto apro la TV sperando di sentirne una, una delle solite, che so: abbiamo tutti il pc e quindi stiamo bene. Io penso che ho il pc e quindi mi autoconvinco di stare bene_Oppure: c'abbiamo tutti la casa, quindi siamo ricchi. Io guardo il mio appartamento e sì, annuisco_O ancora: abbiamo due cellulari a testa ma qui i conti non tornano per me ma va bene lo stesso, perchè ovunque mi giri sento la suoneria di Povia e quindi la gente è felice, è gaudiosa, sta bene_Apro il portafogli e qualcosa non mi convince, il volo per Atene forse riesco a comprarlo ma è a Dakar dove mi piacerebbe andare_Senza aspettare quattro anni, che cambiano le facce e cambiano i governi, passano le estati e passano gli inverni (!)_Al lavoro mi insegnano che il mondo della cooperazione è buono e giusto, ma se non posso nemmeno permettermi due cellulari che giustizia c'è?_Li hanno tutti, mi ha detto l'uomo con la sciatalgia, quindi voglio godere della mia fetta di ricchezza_Pure D'Alema ha la barca a vela e anche mio babbo capisce che è una stronzata perchè quando Massimo arriva alla marina e ormeggia vicino a Tronchetti Provera non penso che parlino di quanto può essere difficile comprare un biglietto per Dakar, magari si scambiano le suonerie_Li vedo lì, al tramonto, a prua, con il prosecchino nel bicchiere, il capello al vento, un po' di gnocca a bordo, che si passano con gli infrarossi "Senza parole" di Vasco_E che cantano insieme "E va beene cooosì...senza parole!"_Poi non incazziamoci se qualcuno spacca qualche vetrina eh?_
_PS: Domenica i giornali erano in sciopero, ma piuttosto che comprare Libero o il Giornale mi faccio inculare_
lunedì, marzo 13, 2006
_ L'alternativo è il tuo papà_Il posto sembra proprio di quelli nati per fare concerti. Servirà un po' di rodaggio, ma promette bene. Il gruppo, rinnovato nella formazione (Roberto Dell'Era al basso e il polistrumentista Enrico Gabrielli sono due satanassi), è in stato di grazia, i nuovi arrangiamenti inquinano senza distruggere, aggiungendo sonorità e facendo uscire dai soliti cliché brani ormai sedimentati. Quello che non c'è, nel vero senso della parola, è il pubblico. Che è presente, è vero, in massa nel nuovo Estragon di Bologna per ascoltare la data degli Afterhours di supporto al nuovo album in inglese. Ma che è una massa informe con qua e là tanti bubboni, troppi per non far accendere un campanello d'allarme a contorno di questo tour travagliato fin ora proprio nel rapporto con una parte del pubblico. Anche a Bologna soliti segnali di fragile immaturità sui pezzi in inglese, la richiesta palese di cantarli in italiano, i fischi, i diti medi in alto sui pezzi non graditi, gli inviti poco velati ad andare in posti non baciati dal sole rivolti ad un Manuel Agnelli ironico ma sempre pacato, infastidito ma molto probabilmente conscio che davanti a sé c’era anche una buona parte di persone che del lato marcio di questi fans proprio non ne vogliono più sapere. Fans che pretendono il concerto celebrativo da vivere come un rito collettivo da cantare tutti insieme, allattati a grandi eventi e karaoke di massa, pseudo alternativi con la spilletta da piccola jena ma in bocca quattro canzoni in croce, che non ascoltano, maleducati nel senso che non hanno un educazione alla musica ed ai concerti, ma hanno solo le brave All Star ai piedi d’ordinanza. Di questa gente, siamo sicuri, anche chi era sul palco ne farebbe volentieri a meno. Gli Afterhours di sabato scorso non sono più, e ci mancherebbe altro, quelli di Germi, l'evoluzione del gruppo è stata notevole e anche intrigante, per chi l'ha saputa cogliere, apprezzare o pure non condividere in maniera critica e costruttiva. Agli altri, il buon Manuel, non ha potuto fare altro che dedicare l'evergreen "Sui giovani d'oggi…", mai più attuale. La musica? Tanta e buona, alcuni brani in inglese fanno capire che non sono solo la carta carbone degli originali e possono vivere di vita propria con indiscutibile fascino, su tutte la struggente "There's many ways" e la sottovalutata "Andrea’s birthday" (col sax in sottofondo, Agnelli alla tastiera e qualche brividone). In mezzo le milestones della carriera del gruppo milanese, che recupera dal cassetto "La sinfonia dei topi" e suona "Bye Bye Bombay" come se fosse l'ultima volta che viene proposta sulla terra, con la passione di chi non trema nemmeno davanti a decine di imbecilli urlanti_ anche su www.liverock.it_
mercoledì, marzo 01, 2006
_Prologo__Quando nei giorni scorsi la mia amica "Nadia, in Tozzi" mi inviò gentilmente le foto scattate al mare l'anno passato nelle quali io sono immortalato con il suo uomo nel bel mezzo di una partita di racchettoni (persa, a vedere le nostre facce) pensai subito di inserirne una come sfondo del desktop_Questo sia per un fatto di narcisismo cronico, sia per supportare moralmente coloro che abitando a Bologna e lavorando anche nei week-end (i miei colleghi), oppure lasciandosi soffocare dall'afa cittadina o rifrigerandosi con l'aria condizionata dei centri commerciali (sempre i miei colleghi) si chiedono come si possano passare le domeniche d'estate_Per carità, poveretti, conoscono la Duna degli Orsi, gliene dò atto ma è come se uno mi dicesse nel 2006 che ha appena scoperto che se vai in vacanza ad Ibiza c'è della gnocca ed anche un mucchio di droga_Davvero? Non lo sapevo_Orbene, il desktop è un po' come uno specchietto per le allodole: sfolgorante foto del sottoscritto in costume con aria sofferente e lo sguardo truce, su una spiaggia non proprio caraibica con il racchettone in mano mentre sta rispondendo ad una battuta_Chi non si ferma a dare un'occhiata invidiando crudelmente e chiedendosi se effettivamente lavorare alla domenica sia una cagata?_Ma è anche lo specchio della verità, visto che osservando meglio l'essere in costume e sezionando la foto in maniera maniacale con potoshop, mi sono accorto che il fisico presentava elementi di decadenza rispetto agli standard abituali_
_Svolgimento dei fatti_Sempre il mio narcisismo mi ha consigliato che era il momento del grande ritorno, quello in palestra, perchè evidentemente allenare una squadra di psicopatici e giocare ogni tanto a basket nonchè dedicarmi alla fisioterapia non sono sufficienti ad arginare l'avanzata del tempo_Non che sia un rudere, per carità, ma le mie aspettative sono molto alte e non sopporto più quella foto che ritrae sto tipo con la fascia per i capelli da tossicodipendente e i lombi indirizzati verso il macello_La decisione era presa e così ieri sono ritornato dopo tre anni nella palestra che aveva forgiato il mio fisico in passato, con un po' di dubbi: adesso che è rinnovata sarà diventata troppo fighetta? che gente ci sarà? come mi troverò? cosa dirò?_Pieno di timori ho varcato il cancelletto elettronico da fitness center milanese e mi sono guardato in giro dubbioso_Mi aspettavo tipi abbronzati e impomatati, donzelle in pante da danza e bottiglietta d'acqua appresso (c'hanno sempre sta bottiglietta d'acqua dietro ma non ci bevono mai) e invece..invece ho visto facce note sotto quintali di pesi alla panca grugnire soddisfatti, le stesse persone di tre anni fa sulle stesse macchine di tre anni fa in una allucinante cartolina immobile nel tempo, l'armadietto senza il numero così se lo chiudi passi un'ora a provare quale sia il tuo, il mio Rotrex preferito, la tv sintonizzata sul canale satellitare della radio commerciale con il video di Madonna (come tre anni fa!)_Passate due ore a far cigolare le gambe e le braccia in maniera pietosa mi sono tuffato nello spogliatoio dove gli argomenti mi hanno fatto capire che il tempo passa ma la palestra è come una casa che ti accoglie con aria materna: figa, corna, sport, pettegolezzi, soldi, lavoro con annesse imprecazioni_Non diventerò più grosso, ma almeno spero più saggio_
_Epilogo_Contento dell'investimento fatto, a casa mi sono guardato allo specchio notando visibili e sostanziali miglioramenti_Dopo avere cucinato in maniera sicura e ormai quasi meccanica, ho messo sul fuoco il caffè e ho chiamato il sig. Tozzi_Mentre eravamo al telefono sentivo provenire sordi suoni dall'angolo cottura ma ero steso sul letto a dialogare su come al Pineta vieni messo alla porta con nonchalance da un "genio" solo perchè "Non sei abbastanza elegante" e su come la gente fuori prema per entrare in un rigurgito di falso benessere e di spirito di imitazione (se chiava Vieri perchè se spendo 2000 euro a botta anch'io a serata una non me la dà pure a me?)_Ecco, tornato ai fornelli ho capito il perchè di quell'odore e di quei rumori: la caffettiera era esplosa in un trionfo di plastica sciolta e decori di caffè bruciato ornanti la cucina_Oggi, come desktop, ho messo una bella caffettiera fumante_Il caffè equosolidale costa un botto: voglio diventare un uomo equosolidale anch'io_
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