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lunedì, febbraio 20, 2006
_E mentre affrontava il sole non faceva ombra_
_Ricordo che mi insegnarono qualcosa relativamente al marketing della GDO, essenzialmente legato al visual merchandising sul punto vendita. Le gondole, lo scaffale, il modo in cui ci indirizzano mentre entri al supermercato e ci portano a fare un percorso obbligato, l'acquisto d'impulso alla cassa con le offerte scontate, un po' come all'Ikea per intenderci_Non sono stato un grande frequentatore di supermercati, tranne al mare quando venivo cooptato alla spesa ma lì me la cavavo con poco: la dana, la paella surgelata, i salamini, il riso, il condiriso e l'Havana_Ora, invece, sto piano piano entrando nel ruolo di uomo di casa (unico inquilino) e provo a vivere il momento della spesa senza farmi prendere dalla voglia di emulare un serial killer (Manson?)_Osservo la gente, imito, elaboro, studio le offerte, prendo dagli scaffali, ci ripenso, rimetto cose negli scaffali_La cosa che adoro è comprare solo cose scontate, in offerta, 3x2, cose così, molto da pensionato (lì mio babbo è un esperto irraggiungibile ma sono sulla buona strada)_La cosa che odio è la gente, i carrelli pieni di cose inutili, i bambini che piangono, il casino, i carrelli abbandonati in mezzo alle corsie_Sembro Marcovaldo_E mi rendo conto che i miei genitori per mantenere la mia fame mattutina di plum cake hanno speso una fortuna, specie stamattina quando solo soletto ne ho mangiati cinque, ma li avevo comprati io e ho connesso che quelli del Mulino Bianco sono una tassa_Uscito nel parcheggio il ragazzo di colore che mette a posto i carrelli sorride sempre, i clienti sono incazzati neri e si ucciderebbero per un parcheggio_Un flash, la canzoncina che esce dagli altoparlanti dall'interno_caricato con il peso di tutte le parole che ha sempre cercato di dire, incatenato a tutti i posti in cui non vorrebbe mai stare...cammina le lunghe strade dell'amore e della vita cercando di sopravvivere_
_Il sole è caldo come a primavera, le nuvole pacioccone se ne stanno in aria a scontrarsi fra loro, ho comprato il numero uno e il numero tre dei classici di walt disney con e-bay e non penso che prendendo la mia anima stiano rubando il mio orgoglio_Mio babbo ha stirato e allora la necessità diventa proprio virtù in attesa di tempi migliori, che dovranno per forza arrivare_
lunedì, febbraio 13, 2006
_Quando Cristiano mi ha chiesto se poteva suonare la canzone che aveva scritto per me (da non confondersi con l’altra che non ha niente a che vedere con questa) non ho avuto esitazioni e gli ho risposto che sì, poteva farlo, ma alla fine, quando ormai non se ne poteva fare a meno. O almeno, quando il sottoscritto non poteva farne più a meno. Sarebbe stato perfetto. Allora lui mi ha risposto che non poteva, che c’era ancora in ballo il pezzone strappamutande per gli alternativi e che andava piazzato assolutamente in coda. Fra i deliri, gli urli e le lacrimucce, quello era il suo posto. Il compromesso è stato questo: io avrei spostato tatticamente la ragazzina urlante che dall’inizio del tour li perseguitava sotto al palco magari offrendole un assenzio al bar e poi l’avrei abbandonata lì, impossibilitata a farsi spazio in mezzo ai corpi ammassati e lui mi avrebbe accontentato. Dopo qualche ora, tutto felice ho aspettato trepidante l’acme del concerto ma quando son tornati sul palco ho capito subito che i patti erano saltati. La ragazzina piangeva stringendo un orsetto con i capelli lunghi, la barba incolta e una camicia bianca aderente, proprio sotto l’asta del microfono, aggrappata ai piedi di Cristiano. Ho deglutito pesantemente, lui ha suonato Sonica incazzato nero, non si poteva nemmeno muovere con quella piattola a stento portata giù da un amico imbarazzatissimo. E quindi penultima posizione inevitabile per la mia favorita e finale come da copione, canto libero, lazzi e sdazzi, pelledoca e emozioni. Ma signori, forse è stato meglio così. Poi Cristiano non se l’è presa più di tanto, mi ha solo detto che la prossima volta che scriverà una canzone per qualcuno lo farà solo per la tipa con l’orsetto e la chiamerà: Plantigrade, lei e io_Molto intellettuale non c’è che dire_
_PS. Vorrei scusarmi per chi non si riconoscesse nei fatti sopracitati. Molto probabilmente perché non sono mai accaduti. D'altronde a me piace passare spesso il tempo così, senza utilità, quella che piace a voi e perché non serve a me_
giovedì, febbraio 02, 2006
When I find out all the reasons Maybe I'll find another way Find another day
_in questi giorni di latitanza web mi accorgo che non c'è niente di più prezioso di cose che diamo per scontate_è vero, ho scoperto l'acqua calda_altri, per raggiungerle, come me o solo provare a sfiorarle, sempre come me, si sottopongono ad atti che guardandoli ora dal vetro asettico del cinico, mi sembrano del tutto inutili_in fondo ci si sente sempre sconfitti, le piccole vittorie per non retrocedere sono salutate con il gran pavese_quello di chi gonfia il petto ma finisce sempre schiacciato_allora prevale l'automatismo, il "tanto per...ma tanto non..."_almeno non vado a lavorare nei giorni del robot, una davvero magra consolazione pur con tutta la gioia che questo comporta_che poi la cosa che dà più fastidio è il vedere come ti si accende un barlume di speranza che in un attimo si spegne_è un attimo così piccolo, ma così piccolo che non equivale a nessuna frazione di tempo a me conosciuta_meno di un battito di ciglia, meno di niente_è zero voglia di prendere su, di fare ancora cose, di ritrovarsi a scrivere il punto interrogativo sul foglio, nel dire domani va meglio, ma mica è vero_ma non è questo, non è qui che voglio arrivare_il problema è indietro, va ricercato indietro, ancora più indietro, quando nuotavo a dorso e contavo le intercapedini del soffitto, oppure quando calciavo la palla e finiva da un'altra parte, o quando mi nascondevo sotto la scrivania_non sentirsi se stessi se non in soli microscopici momenti e non volere però essere altro che se stessi, odiandosi ogni giorno ma non riuscendo, nemmeno volendolo ad essere altro_ammirandoci e denigrandoci per colpe non nostre_ricordo un prato, pieno di gente, un odore come di frittelle, un prato di montagna, in alto, che ci si arrivava camminando per ore, con la baita, un ruscello e tanta di quella gente felice che ora se ci penso mi viene il magone_perchè conoscevo solo il lato bello delle cose, guardavo i particolari, mi innamoravo degli odori, osservavo le persone_ora, non ricordo più nulla, di quello che succede niente ha quell'odore_credo che dovrò ritornare lì, ma non so a chi chiederlo perchè ho paura che sia stato solo un sogno_il più bello_
With all the changing seasons of my life Maybe I'll get it right next time
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