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martedì, maggio 31, 2005
_FROM DISCO TO DISCO..._
_Se la suddetta canzone è nata dopo una notte di bagordi, scazzi e sdazzi e il famoso motto di antiche estati fa pinarelliane (e qui pochi capiranno) "Zorro, NO MAS!" è scaturito intorno ad una tavola, una chitarra e fumi assortiti con protagonista un mio ex collega re milanomarittimiano allora....._Allora cosa?_Mi sono un po' perso_Il fatto è semplice quanto doloroso: non riesco più ad ascoltare la musica_Sì, dottore, è grave, me lo dica subito così poi non ci sto male_E quando dico musica dico una parte di quello che componeva la mia giornata, una buona parte, la parte buona_I sintomi sono questi_Metto sul lettore gli AFterhours e dopo una nota li cambio_Sono allo stadio terminale_Provo con qualcosa di meno attuale, che ne so Lenny Kravitz: mi viene l'orticaria_Sotto con gli Anathema, nausea, via con Madrugada, Marlene Kuntz, niente_Commerciale andante e allora U2, Guns, Placebo: emicrania_Manco stessi leggendo "Senza Titolo" di Richard Tull_Grunge? Pop? Disco? Italiana? Trash?_Radio dj? Radio Capital? Nick The Nightfly?_Zero assoluto, voglia di silenzio_Lo Shuffle appena tornato a casa è vuoto come la mia testa_Intanto suona il cellulare e mi riempiono di insulti_Prego?_Come ti permetti di scrivere quelle cose nell'articolo_senza sapere come sono andati i fatti_sono tutte stronzate infanghi ilnostro buonnome_ma siamo impazziti? _Musica per le mie orecchie_L'unica musica che riesco ad ascoltare_Quindi?_Il responso? dottore il responso, la diagnosi, mi dica qualcosa, perchè io così non posso più andare avanti_Nemmeno il festivalbar o i blue riesco ad ascoltare_
giovedì, maggio 26, 2005
_Le vacanze in Yugoslavia non le dimenticherò mai__
_Da 15 anni ogni anno entro in quella piccola, piccola chiesa in mezzo al verde_Avrò mancato una volta, e mi dispiace_Ogni anno le facce sono quelle di sempre, qualcuno col tempo non c'è più, altri forse sono lontani_Non è un obbligo, per carità, non lo è mai stato_Il prete è sempre lo stesso, invece, invecchiato, fatica a camminare, ma ha la voce di un tempo e legge sempre un foglio alla fine della breve funzione_Forse è quello il momento più triste, perchè fino allora non te ne rendi conto, in mezzo ai banchi, alla gente che non rivedi da anni, o solo una volta all'anno_Son passati 15 anni ed è facile andare indietro fino a quel maggio che fino allora voleva dire solo esami di maturità, mondiali, divertimento, spensieratezza_E vorrei vedere perchè non dovesse essere così_Già_Ma non lo è stato in quel fine di maggio ed ho tutto davanti agli occhi, le frasi e le persone, gli occhi e i luoghi_Ed è stato come capire che in mezzo alle sigarette fumate, le prime uscite al mare in macchina, gli intorti, le ore di scuola poteva entrare da un momento all'altro qualcosa di terribile, inaspettato_E tutti si era impotenti e increduli, perchè a 19 anni tutto è possibile e niente è impossibile_Perchè?_Quante volte sentivo quella parola, quell'interrogarsi senza risposte che nemmeno ora è possibile dare_Quante cose perse, altre mai viste o non realizzate_Non ci restano che i ricordi, ovvio e banale, questa è la frase tipo ma è l'ultimo appiglio che ci lega_Yugoslavia e quante ne abbiamo fatte cazzo, le partite di basket e attento ad andare al cesso che poi entrano i tifosi dell'altra squadra e mentre pisci ti menano alle spalle, tutti a Bologna che si è entrati in UEFA ma io no perchè poi i miei si preoccupano, l'uscita a ragioneria, in giro per Castello e non so che altro_A Corfù poi ci andammo tutti lo stesso, ma non fu mancanza di rispetto perchè il ricordo era vivo, fu solo come esorcizzare il male, magari un'ultima volta insieme prima di andarcene ognuno per le nostre strade_Ieri ero sicuro di una cosa, che prima o poi ci si rivedrà, intanto 15 anni pesano molto ma non cancellano nulla_"Ogni volta" stai tranquillo che la danno ancora in radio e Vasco fa ancora i concerti, anche se di belle canzoni non te ne sei perse tante, fidati_Ciao_
venerdì, maggio 20, 2005
Premessa:_Platinette in radio parla degli scioperi_Rutelli parla di partito unico_In Italia la libertà di parola non si nega a nessuno_
_Peeee! Peeeee!_Così, subito, di mattina, in auto da dieci minuti, fermo a dare la precedenza_E Peeee! Peee!_Dallo specchietto la faccia contrita di un demente in giacca e cravatta e Audi A6_Potrei passare, la strada è libera ma adesso non ne ho voglia_Suona, suona pure, fatti venire la bile, il sangue cattivo, l'ulcera_Vomita il caffè con il dietor che hai bevuto distrattamente al bar mentre davi un'occhiata ai titoli de Il Giornale o di Libero_Io rimango lì_Non ho fretta_Poi all'improvviso, mentre sta arrivando un'auto, riparto e lui rimane fermo, a quello stop, in mezzo al traffico_Mi raggiunge, lampeggia come un pazzo, mi sorpassa con il telefono in mano e sbraita verso di me_Sorrido_Farà i 200_L'incrocio degli occhi dura una frazione di secondo_Il tempo per capire che...._
mercoledì, maggio 18, 2005
_Se penso che 26 anni fa quando mi dissero che avrei avuto una sorella mi arrabbiai perchè sognavo un fratello con cui condividere i soldatini e i bigjim....:-)..._Ero piccolo, sono giustificato, non capivo che avere una sorella sarebbe stato molto più stressante, snervante, pesante ma in fondo molto meglio (anche se di intorti con le sue amiche NON me ne ha mai costruiti)_26 anni fa?_O sono io che sono anziano oppure è lei che è diventata grande e io non me ne sono accorto_Mah..._Mi inchino alla Padrona del Gas Nazionale che manda avanti questo paese, o quasi.._Auguri!_
martedì, maggio 17, 2005
_L'isola felice_
_C'era una volta un paese lontano governato da un uomo ricco e potente che vessava un popolo ormai in povertà_Il sovrano dall'alto del suo castello continuava a perseguire i suoi interessi e a vivere nell'agio, circondandosi di una corte avida e litigiosa che viveva nella sua ombra aspettando il momento migliore per conquistare briciole di potere_Erano già quattro anni che il popolo sopportava silenzioso, barcamenandosi come meglio poteva, lamentandosi, protestando sommesso, fingendo a volte di vivere il meraviglioso sogno che il sovrano aveva dipinto_Sembravano secoli, ormai, che quel dipinto meraviglioso apparve ad un paese spaventato dall'arrivo di despoti che non avrebbero portato altro che distruzione e morte_Giammai!_Quel quadro invece era magnifico: un paese ricco, un eden in terra, dove tutti potessero vivere perseguendo le proprie inclinazioni e volontà, senza freni nè vincoli, vivendo in pace, ricorrendo alla guerra solo se era il caso di conquistare un altro pezzo di paradiso, un futuro splendido e felice_E tutto per merito di quell'uomo che non chiedeva altro che gli affidassero le chiavi del castello_E così fu, tra grandi feste e lauti banchetti_Ma ahimè, delle promesse fatte dal nuovo sovrano non se ne realizzò nemmeno una e in preda alla disperazione la gente malediva il giorno in cui aveva regalato il regno a tal ceffo_Un giorno però successe una cosa, che una regione del regno chiamata a decidere se riaffidare ad un vassallo del re il governo locale si mobilitò in una sorta di plebisicito_E avvenne il nuovo miracolo!_La regione, un'isola lontana, decise che il vassallo era il migliore vassallo che si poteva desiderare e che in quelle terre perchè mai si dovevano cambiare le cose?_Il re stava facendo tutto il bene possibile e poteva succedere che per raggiungere grandi traguardi fossero necessari grandi sacrifici_Quel fiero popolo isolano l'aveva capito da tempo, apprezzava come il re ed il vassallo lo stavano traghettando verso la prosperità e ammonì le larghe bocche a continuare a spargere veleno su quel buon operato, tutto a fin di bene_L'invidia! O l'invidia! E quanta accidia!_Guai ai detrattori del re!_E il vento di restaurazione spirò forte dall'isola e invase tutta la nazione, la gente tornò in strada a festeggiare con quei pochi tozzi di pane che ancora aveva_Ma perchè struggersi del dolore di oggi quando il domani sarà solo di gioia?_Il re, felice, ringraziò il suo vassallo, già medico di fiducia e promise nuove mirabolanti ricchezze e otri carichi d'oro_La corte festeggiò per la nuova prosperità_Il popolo si recò in massa ai grandi spacci popolari per acquistare a rate_E vissero tutti felici e contenti_
venerdì, maggio 13, 2005
Le città di notte contengono uomini che piangono nel sonno, poi dicono Niente. Non è niente. Solo un sogno triste. O qualcosa del genere
"Ti capita mai di piangere?"
"Perchè lo vuoi sapere?"
"Non lo so è solo una curiosità. Lascia perdere"
"Invece no. Lo vuoi proprio sapere? Beh, sì penso sia normale"
"Non so se sia normale, sembra difficile pensare a certe persone che piangono. Le vedi sempre tutte sicure di sè, sorridenti, allegre. è come pensare che abbiano un buco nero che non puoi vedere e rimuovi l'idea che possano piangere anche loro"
"Sono persone anche loro. Non penso che piangere sia sintomo di debolezza"
"Beh per qualcuno è così"
"Si ma in pubblico difficilmente vedrai queste persone versare una lacrima"
"E noi le versiamo queste lacrime?"
"Dimmi tu. Io ti ho già risposto"
"Ho pianto e penso che continuerò a farlo"
"è più forte di noi"
"Già, ma...è proprio necessario piangere? Quando son solo, quando mi sale quella malinconia oppure penso a quella cosa che avevo lasciato in un angolo perchè non facesse più male, non sarebbe meglio scacciarla via con un sorriso?"
"Cosa è necessario? Cosa? Per te, dico. Cosa ti fa stare bene? Mangiare? Vomitare? Sbattere i pugni contro una porta? Prendere qualcuno a cazzotti? Bere? Fumare?"
"Questo non c'entra"
"Sei felice?"
"Non ero io che avevo cominciato a fare domande? Insomma, difficile rispondere, ci sono tante cose, alti e bassi, ma la vita non è mai facile o sempre come vuoi te. Sembra banale ma è così. Non esiste nessuno che sia completamente felice. Trovamelo"
"Forse in certi momenti lo siamo stati, o ci siamo illusi di esserlo per poi capire che in quei momenti dovevamo apprezzare di più quello che avevamo. Anche se era poco"
"Ma non ce la facciamo. Cazzo, è così difficile?"
"Sì"
"Non ci accontentiamo mai, questa è la verità. Stare bene con poco, dico. L'abbiamo dimenticato perchè abbiamo toccato momenti bellissimi, abbiamo toccato il cielo e siamo caduti. I lampi di felicità non possono essere la normalità, qui sta la nostra illusione, da qui derivano tutti i nostri buchi neri"
"è così scandaloso avere diritto di essere felici? In fondo non chiediamo molto"
"Insomma..."
"Io dico uno stato continuo di felicità, non uno stato continuo fatto di accontentarsi"
"Non avrai mai ciò che vuoi. è come se puntassi verso una galassia con un razzo a pedali. Non ci arriverai mai e sai che non ci arriverai. E provi e ti fai del male. E sogni, di che cazzo sogni?"
"Meglio sognare nel sonno"
"E quando ci svegliamo non è successo niente"
"Sai, quando da piccolo dormivo nel letto dei miei, in mezzo a loro, sentivo tutti i discorsi su quello che dovevano fare il giorno dopo, gli impegni, le preoccupazioni. E io dicevo "dormiamo, ci pensiamo domani" "
"Domani..."
lunedì, maggio 09, 2005
_Credo e so che ha ragione Morandi: perchè fremere per 11 pedoni miliardari che corrono dietro ad una sfera di pelle?_Lo so benissimo che in un qual modo sono simile alle massaie e ragazzine che si guardano "Ho sposato un calciatore", IO sono l'altra faccia dell'orrore, il Marlon Brando sudato dentro al tempio cambogiano _E un goal è solo un goal perchè alla sera i maldinitottivieri se ne vanno insieme all'Holliwood e Bando invece torna a casa e alla mattina va a lavorare e l'Holliwood non sa nemmeno dove sia_Già_E allora perchè? Non c'è bisogno che me lo dica l'amico che sembro proprio un cazzone perchè me lo dico da solo: Cazzone!_La risposta è semplice: forse perchè quando vedo una palla in rete mi emoziono davvero, una rovesciata mi fa venire la pelle d'oca e un dribbling suscita in me una sviscerata ammirazione_Ma questo vale anche per altri sport, miliardari o no_Ma le distorsioni dell'ambiente calcistico sono talmente tante che a volte anch'io sono nauseato_Come poter dimenticare due anni fa quando ormai stavo per gettare una sedia di plastica addosso ad un bambino di rossonero vestito che al gol del M**** si girò verso la platea del rinomato e chic Dopolavoro Ferroviario di Faenza e fece il gesto dell'ombrello al grido di "********** comunisti di merda?"_O la partenza carovanesca fin nella contrada di Fusignano quella bellissima sera per arrivare a manifestare la nostra "gioia" davanti alla casa del condottiero con gli occhiali a specchio?_O ancora, il mio parcheggio ardito della Unoblu nella piazza cittadina con due o tre amici fuori dal finestrino con delle bandiere che mi facevano da alettone, proprio sotto lo sguardo dei vigili urbani che per una sera sembravano impotenti? (per una sera?)_O il mio esaltante e nobile dito medio alzato sempre nell'ameno Dopolavoro, solo poco tempo fa in un posticipo orrido e nauseabondo, contro la manica di zotici che adorano "gufare" e la domenica sera non c'hanno un cazzo da fare?_E il "ladri" che ricevo puntualmente in quelle serate? Musica per le mie orecchie_Molto probabilmente al buon Morandi ho risposto ammettendo di essere un vero coglione, ma io che ci posso fare se quando ascolto "Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore..." mi vengono i lacrimoni?_E meno male che non son andato a Manchester, porcaboia, meno male_
giovedì, maggio 05, 2005
_Quasi ogni sera passo da quella strada affiancata da una larga pista ciclabile_E quasi ogni sera mi volto per guardare sapendo di trovare facce e persone ormai usuali_Tra questi c'è un ragazzo su una sedia a rotelle elettrica, di quelle che si guidano con il joystick_Immagino che quella pista ciclabile sia un po' la sua casa, un avanti e indietro alla ricerca di contatti o solo di normalità_Una striscia di asfalto, un piccolo mondo, senza mura_E davanti a lamentele quotidiane rivolte da me medesimo verso tutto ciò che mi riguarda un po' mi schernisco, un po' mi vergogno e un po' mi faccio piccolo piccolo_Non è pietas a buon mercato, non saprei definirla, è un immaginare giorni e ore diverse dai miei e stracciare un futuro che a volte rimbalza potente sulla mia testa_Aggiungiamoci un "e se?", senza giustizia nè risposte, ma con tanti sospiri di sollievo_Immagino di non avere il diritto di immaginare la vita d'altri, in fondo che ne so io di quello che provano, delle loro giornate, dei loro pensieri?_Eppure lo faccio troppo spesso_Sopra, in alto, nel cielo, c'è una cicogna che volteggia tra i pali della luce_Immagino dove possa trovare il suo prossimo pasto_E non riesco a vedere nulla_
lunedì, maggio 02, 2005
_I gabbiani hanno una coscienza?_E tutta quella fila di gente che emigrava verso il mare ce l'ha?_Fa caldo, tanto caldo, si sta bene, troppo bene_Ma se fossero più di 20 gradi tutto l'anno poi non è che ci stancheremmo?_Mah, io credo proprio di no_
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