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   _I MILANESI AMMAZZANO IL SABATO_

 

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giovedì, marzo 06, 2008
 
_I MILANESI AMMAZZANO IL SABATO_
Materializzato_da bando | 17:28 | commenti (5)


martedì, gennaio 22, 2008
 

ADDIO COMANDANTE BULOW


Ironia della sorte te ne sei andato proprio in questi momenti bui per una nazione a cui tu e altri avete dato la libertà_Non abbiamo imparato nulla dal passato e dubito che ci capiremo mai qualcosa_Abbiamo bisogno di farci prendere per mano e per il culo da personaggi considerati forti, così era e così sarà, ma se sarà sarò sempre dall'altra parte_Quello che mi spaventa è che quando ve ne sarete andati tutti nessuno o quasi saprà nulla di quei tempi, non così lontani, di quelle sofferenze e di quegli esempi e non rimarrà nulla o quasi_I ricordi piano piano svaniscono perchè la quotidianità vince su tutto come sempre_Forse a nessuno frega più niente, realisticamente, del passato perchè pensa solo al proprio piccolo e ignobile futuro_Che vuoi che servano queste righe di un piccolo e insulso blog?_A me piace pensare che servano a me e mi basta_Forse a me servono degli esempi, dei ricordi, delle storie, degli ideali per andare avanti_L'importante è che siano quelli giusti_

Materializzato_da bando | 14:22 | commenti (4)


sabato, gennaio 19, 2008
 
"Io mi sto mettendo in gioco..."_Mentre sento questa frase durante la colazione per poco non mi va di traverso il croassaint del Conad_Butto l'occhio alla tv che fa la premiere dei film in uscita e sì, è arrivato._Raul Bova c'ha quella faccia un po' così che sembra uscito dritto dritto da Alien vs Predator e guarda la fighetta diciottenne come una trglia guarda il pescatore dalla rete_"Sei troppo giovane", dice e allora capisco, quando la grafica e la musica melensa mi comuncia che sono riusciti a fare un altro film della saga di Moccia, così stancamente giovanilista che a tratti sembra che io vada ancora alle elementari_Vero Raga? Tutto Rego?_E il croissant mi va davvero di traverso insieme al caffelatte: Scusa ma ti chiamo amore.......io o te? lei o lui?.Spiegatevi!_Ci dovrebbe essere qualcuno che giudica i film in uscita, che ne so una sorta di Mr Film, che decide se è il caso o no di proiettare in sala porcherie o blockbuster, troppo bello_"Io mi sto mettendo in gioco", ok ok ho capito che ti piace Raul ma calmati hai detto che ha 17 anni in più di te e va bene che ha recitato in film importanti (io ricordo Palermo-Milano solo andata dove era pure accettabile, La finestra di fronte dove potevi metterci anche DjAx degli Articolo 31 che almeno vitalizzava la scena e poi non ricordo...forse c'entra sempre la Mafia, i poliziotti, Ricky Memphis....) però cazzo, è vecchio!_Metterai il lucchetto sul ponte anche per lui? sii seria!_Cioè, guardiamola così, la cosa in fondo potrebbe pure rivelarsi interessante per il sottoscritto: se il film avrà il successo che credo fra un mese avremo orde di ragazzine che guarderanno noi babbioni sotto una luce diversa dopo anni di indifferenza e allora dovremo abituarci a rispondere al "Io mi sto mettendo in gioco" così ansiogeno e isterico con il neoclassico "L'età non conta"_Un trionfo!_
Materializzato_da bando | 18:15 | commenti (2)


martedì, agosto 21, 2007
 


FORSE LASSU' QUALCUNO CI GUARDA


Red lights, grey morning

Il cielo sopra Berlino è ora limpido come il cristallo, ora scuro come la pece, mi prende il cuore per la limpidezza e poi mi chiude in un guscio di ghiaccio sotto nubi gonfie di grigio. Indefinito in A.A., 360° intorno, da ovest a est, ho capito come si è sentito appoggiato alla statua d'oro della Siegessaeule, le ali aperte, un flusso di luci sotto, un brulichio di lumi e lumicini all'orizzonte, torri, cristalli, acciaio, cemento che sembra nascere giorno per giorno. In fondo è così: la città è un grande esercizio di architettura, una pagina bianca tutta da scrivere fra spazi aperti in mezzo a grattacieli, palazzi in demolizione che lasciano spazio ad altri, quasi in un gioco che sembra non avere mai fine. Vecchio e nuovo, insieme per sempre, testimoni e ciceroni a chi arriva per cercare il fascino un po' superato di una città prima divisa ed ora unita quasi con il collante. L'ebrezza di un passaggio un tempo proibito ad est è ora poco più di uno sguardo su palazzi squadrati che nemmeno a Engel e Marx sarebbero piaciuti, una torre inutile quanto gigantesca per trasmettere segnali tv, una piazza oramai ostaggio del fashion, tram su rotaia retrò ed ovviamente cantieri. Si scava in continuazione a Berlino, ho visto più muratori qui che in tutta la mia vita, 24h di trivella e martello pneumatico. Mai invasivi, per carità. Ma son sicuro che fra due anni le cartine turistiche della città saranno completamente diverse da quelle di oggi con già nuove mete da visitare, nuove creature di qualche architetto strafico da ammirare pur con la convinzione dentro che facciano un po' cagare. tutto si trasforma, anche il presente. 


Che sogni nei sogni?

Non lo so, a parte la prima notte non ho sognato nulla. Nè il re, nè la regina, quasi che il male fosse rimasto in un angolo trasformato in altro, indurito come tante altre volte quando metto km tra me e qualcosa o qualcuno. E che la rabbia fluisca e entri in circolo e si mesci con la malinconia e la tristezza e diventi una cosa sola, delusione verso qualcosa o qualcuno. Alquanto deludente, già sai. Ma non è la prima volta, vige una regola molto in voga che dice: mors tua, vita mea. E poi son cazzi tuoi. Bene sì, lo sono, me ne sono accorto, liebling. Alquanto deludente, non alquanto scontato.


You used to stay in to watch the adverts

Non ho metri di paragone precostituiti sulle metropoli. Ognuna è sè, e noi dobbiamo solo cogliere quel sè. Punto. Immergerci senza la spocchia del meglio qui rispetto a qua, me lo aspettavo diverso, che delusione, sì però, ah più bello di, meglio di, etc etc. Guarda e respira. Guarda e respira. Vivi e guarda. Che siano quadri di Monet, che sia l'altare di Pergamo o la porta di Babilonia, la quadriga della Porta di Brandeburgo, Alexanderplatz, il club25, la Sprea, u-Bahn o S-bahn, me o te, o lei o loro, Friedrichshain, il Reichstag, il Sony centre, un pezzo di muro in mezzo al niente, il mausoleo dell'olocausto, l'Old Banhoff, ancora me e ancora te e ancora loro, Shonenberg, la bici e i piedi. Concedetemi il sangue che pulsa nelle tempie e una lacrima amara, non sarà l'ultima, sui gradini della Siegessaeule con un vento così forte che pare voglia portare via tutti i pensieri cattivi. Sintassi lontane, scuse e trionfi di menefreghismo. I tempi della vita non coincidono mai con i battiti del cuore.  


In fondo mi è piaciuto?

Quando l'aereo decolla mi sembra di partire per sempre. Quando l'aereo atterra mi sembra di non essere mai andato via. Quando accendo il pc nella notte in mezzo a nessuno mi sembra di essere l'unico sopravvissuto alla ricerca di un segnale amico nella rete. Chi vuoi possa comparire in googletalk a quest'ora? Già. Perchè mi pongo sempre domande scontate? Ho un sesto senso per capire quando arriverà il dolore, ti si informicoliscono le gambe, ti basta un'occhiata e capisci tutto, come l'ultima volta. Poi le conferme sono come delle martellate secche, una dietro l'altra. In fondo mi è piaciuto, essere veloce, effimero e durare come una derrata in scadenza che va eliminata prima che diventi rancida. Il nuovo brand ha un sapore migliore, posso capirlo. Ma non ne farò mai una campagna pubblicitaria. Questione di stile. Ho un certo stile nel disprezzare le cose, lo riconosco, forse disprezzare è una parola grossa, diciamo guardare le persone facendo loro capire quanto la coerenza non vada tanto verbalizzata quanto dimostrata. Me l'appunto, chissà mai che non possa servirmi in futuro per imparare la solenne lezione dell'esistenza che ti insegna e poi vedi te che fare, o promosso o bocciato. Mi evolvo, come il cemento della città che seppellirà tutto e tutti, specie le mostrine dell'esercito dei buoni sentimenti e dei valori che sfilano sulla Karl Marx Strasse mentre mi mangio un sacchetto di pop corn, sogghignando truce. Sfila anche l'orsetto Knut, bianco e innocente come la neve, ora è grande e mi guarda vorace. Abbraccio l'est del mio cuore.




You say when she hits you, you don't mind

Essere qui, o lì, meglio lì, non me lo sarei mai immaginato solo qualche mese fa. Per tanti motivi. Mi dicono e mi parlano, e mi ridicono e riparlano e consigliano e non importa se poi ascolto, mi importa che mi diano una scossa. Mi sono drogato di cortisone, quando è in circolo è uno sballo ma lo spacciano solo in farmacia. Ci sono parole a Berlino che non puoi usare, già è tanto che il Reichstag si chiami ancora così, il berlinese non crede, forse ha paura del suo passato, ha un sindaco omosessuale e paga la metro ogni corsa, va in bici e ti dice che non è di berlino mentre Kennedy disse tutt'altro, magari ti aspetta sotto la Banhoff più malfamata che a te sembra un luogo stile periferia di Milano e niente di più. In fila con i soliti italiani trimalcionici per entrare, a noi ci fan accomodare come al Monopoli, in prigione senza passare dal via. Qualcuno impreca dal fondo della fila, sono troppo stanco per capire, all'entrata comprendo solo che siamo "amici di" e quindi niente fila, niente biglietto, nulla di nulla, benvenuti e benedetti. Siamo anche noi berliner? Was? Sulla Sprea, tutto il delirio è iniziato da 24 ore mi dicono e quindi non faccio caso allo stato di qualcuno anche se nessuno è molesto, ballano, bevono, fan altro, ridono e non badano a noi. perchè dovrebbero? Siamo niente fuori dal provincialismo, nulla di fronte a tutto, il mondo non è il nostro orticello, i nostri timorucci quotidiani da quattro soldi, i nostri scazzi, le facce stantie, i sentimenti bruciati fra 54.000 abitanti che si rincorrono e murano per non vedere che male e bene si prendono e si danno anche fuori dal ponte levatoio. In taxi in mezzo al nulla, il finestrino aperto tra il sonno che evapora dai sedili, vampirizzo la notte e quello che mi circonda, i sottopassi, il ponte, le stazioni U e quelle S, il kebab infinito, non so se sono ancora una vittima. Forse no, ma che importa?


E' facile andare senza guardarci in faccia?

Esiste un orologio per cicatrizzare l'anima? Che spinga avanti le lancette del tempo così velocemente che tutto si rimargina in fretta e le ferite diventano piccoli segni chiari sulla pelle abbronzata. Cicatrici di un tempo che fu, il tuo te stesso che è stato. Al polso la clessidra va lentissima e pure la sabbia è pesante, umida e scura. Pare la Sprea, pare una chiatta nera che porta alla foce tonnellate di passato, di tutti i passati di tante vite attorcigliate che si toccano, si sfiorano, si uniscono e poi si lasciano per poi andare ognuna per la sua rotta, se c'è. Dal ponte vedo tante vite che scivolano via, sul ponte le mani si intrecciano, i sorrisi si sprecano e le paure svaniscono. Questo muro che ho alzato per difendermi è inutile e va abbattuto, il mondo è brutto e brucia e se mi guardi, ora guardi attraverso di me, sono trasparente. Sono una birra Berliner appena stillata, sono il pattume da mettere in un amen fuori dalla porta, sono una stele a futura memoria, una bandiera di uno stato in rovina, sono rivoluzione e rivoluzionario, sono la strada che non percorrerai mai, le paure di una notte d'estate sotto un cielo di stelle soffiate dagli Angeli.

Materializzato_da bando | 08:47 | commenti (7)


venerdì, agosto 10, 2007
 



Per quel che mi riguarda sono un continente obliato


[o anche: In una città deserta rischi di perderti dopo avere perso già troppo]


Sicuramente ci si può stendere in mezzo alla strada alle 3 di notte e dormirci un paio d’ore sicuro che nessuno sfiorerà quel pezzo di asfalto. Che emana ancora calore e odora di bitume, ti entra nelle narici e ti punge prima di dormire. Non fatelo, l’han già fatto in America e non è fashion morire spiattellati così.


Mi ritrovo invece a fare un processo sommario a vari imputati, tra cui me stesso. Ho il privilegio di giudicarmi e di darmi una condanna esemplare con la sicurezza che non ci sarà indulto.

È una grande soddisfazione, pur finendo per giudicare e finire solo io in gattabuia con le attenuanti. Diciamo che mi concedo gli arresti domiciliari oppure la libertà condizionata oppure ancora meglio la libertà per motivi di salute, quelle che si usano per poi fuggire dall’infermeria con il camice bianco.


L’oblio di un sogno o un sogno che diventa oblio? Marzullo non avrebbe potuto fare di meglio.


Il ricordo è una lama che mi entra dentro ogni volta che provo a capire le persone che mi sfilano davanti e l’avvocato difensore abbozza un’arringa che ha una certa logica, lo ammetto.

Smonta la tesi con facilità e dentro di me non provo la rabbia dell’inquisitore ma la delusione della vittima, empatia totale e visione a 3d di quel che è stato.


“Che vuole che sia signor giudice? In fondo tutti si comportano così, è normale”

“Come può giudicare colpevole il mio assistito? Non ha commesso reato, ha agito in buona fede, sempre”

“Il mio assistito ha dei sani principi e dei valori che la presunta vittima si può ben dire che non possieda! Questi valori sono comunemente ritenuti superiori a certi comportamenti guidati da siffatte concezioni”

“Prima la presunta vittima commette un reato e poi vuole ergersi anche a parte offesa? Le sembra un comportamento corretto? Le sembra giusto?”


Liberi tutti, io sono fatto così. Il perdono è un’altra cosa, magari va macerato ben bene oppure costruito pezzo per pezzo sopra la cicatrice. Perdono e delusione sono come le facce della stessa medaglia. A turno ne guardi una e torni al punto di partenza. Alla fine quel che rimane è sempre amaro in bocca.


Un’enorme bilancia, su un braccio provo a fare valere il mio tenero peso, dall’altra qualcuno ha piazzato dei carichi pesantissimi, sto in equilibrio, salto, tiro, ma non ho possibilità. La giustizia è cieca, cala la spada ed emette la condanna. In questo caso sono giudice e condannato, giudicante e giudicato, libero e ingabbiato. Sono sempre stato libero di agire, ero in libertà condizionata e pur sapendolo ci sono ricaduto. Reitero il crimine. Non ho scuse.

 


IL CORRIERE DEL BANDO


IL CRIMINE NON PAGA!

Bandolandia. Giunge finalmente a termine la vicenda che ha visto protagonista Bando, il noto pregiudicato arrestato nelle scorse settimane in fragranza di reato. L’accusa è sempre la stessa:


“assoluta_incapacità_di_esprimere_le_proprie_emozioni_sentimenti_e_di_relazionarsi_in_


maniera_normale_senza_lasciare_perdere_per_una_volta_nella_sua_vita_le_paure_


e_i_suoi_problemi_di_salute_che_dovrebbero_essere_metabilizzati_oramai_lasciandosi_


una_buona_volta_andare_e_senzastare_sempre_in_ritardo_su_tutto_


e_tutti_specie_sui_sentimenti”.


Il tribunale di Bandolandia, presieduto dallo stesso Bando ha considerato le attenuanti del caso e ha valutato le posizioni delle parti in causa, condannando comunque l’imputato ad una pena molto severa poiché ha mostrato sì pentimento ma ha visto in lui un soggetto altamente pericoloso per la società, portatore di valori di instabilità e assolutamente in contrasto con il normale vivere civile. Bando dovrà scontare per il resto della sua vita la ripetizione del mantra: “goditi le cose che hai e impara ad esprimere quel che provi”. Ogni mese una speciale commissione medica valuterà se il soggetto ha ancora nelle vene tassi troppo elevati di pessimismo, cinismo, rabbia, disfattismo pur giudicando tali tassi giustificati in presenza di eventi legati a stati fisici particolari, secondo i commi 2.3 e 4.5 del Codice Incivile della Bandocrazia. Lasciando il tribunale, visibilmente teso, Bando ha rilasciato al volo la seguente dichiarazione “Pago io per tutti, ma se Bando ha deciso così allora accetto la sentenza. Così mi condannano due volte, ma sono forte e mi rialzerò, come sempre. Ritornerò, statene certi”. Sarà un vero addio?


EPILOGO: Non avrei dovuto scriverlo questo epilogo. Non lo so. Forse esistono dei segni sparsi intorno a noi che dobbiamo cogliere o che forse si colgono solo quando si è in momenti particolarmente strani, dove la nostra sensibilità è ampliata ai massimi livelli. Se accendo in questa mattina, che sembra ottobre, svogliatamente l'autoradio, ad un'ora improbabile, e sento che per qualche scherzo del caso oppure no nella playlist è finita anche questa canzone allora significa qualcosa. Che è vero quel che diceva quella notte E. mentre raccontava che quella canzone scritta con un significato negli anni per le persone ne ha assunto un altro, diverso, ma altrettanto forte. E che va rispettato, perchè è quello che la gente sente quando ascolta parole non loro ma che finiscono per diventare le loro, ne fanno un scrigno e le tengono nel cuore. Con tutto quello che ne comporta. E nonostante tutto, anch'io, sì, adesso, dopo mesi e anni di tutto e di niente, anche quando faccio fatica a capire, a vedere un senso in tutto, in tutti, in persone che ci sono ma in realtà non ci sono, in quel che pare capitare solo a me perchè si diventa autoreferenziali nel male, anche ora, che ho qualcosa che dentro si è addormentato sopraffatto dalla stanchezza ma che so esistere e che mi ha sempre salvato, lo sento, come sempre, sì, hai ragione, "I'm still alive".


 




Materializzato_da bando | 09:07 | commenti (4)


martedì, luglio 03, 2007
 

………someday you will find me
caught beneath a landslide in a champagne supernova in the sky…….

 

5.12 a.m. e non è ancora finita

Ti guardi intorno e ti guardi soprattutto dentro perché la notte è così buia ed è così duro respirare in piedi di fronte ad una finestra piena di niente.

 

Sudi, fra lenzuola che non ci sono più, cuscini a terra, una sveglia, un orologio che le dita toccano in continuazione mentre cercano il fresco. Puoi stare sdraiato e fingere di dormire il sonno degli stanchi ma la mente è come un trapano che scava dall’interno e ad intervalli regolari e ti fa espellere qualcosa di salato. Lo lecchi. Sa di me, sa di disprezzo e di non detti, sa di rimpianti e di sogni che non ci sono più. Volevi sognare a comando, quando ti pareva, ma l’interruttore si è rotto fra le dita, è di quelli che non si aggiustano più. Di poco prezzo, di nulla, di poco valore. Quanto vali? Te lo sei mai chiesto? Se ti pagassero a peso molto poco, se ti pagassero per quello che c’è dentro, fantomatica essenza che piace e non piace e che viene e va, l’onda del gusto e del piacere, ti pagherebbero il giusto. Tempi di saldi nel letto delle tue pene, tra le pecorelle che saltano a milioni senza mai fermarsi e il gioco del “se” che è sempre di moda.

 

Ti ho visto provare il mantra magico di “i’m still alive”, sei ancora vivo per l’ufficio anagrafe e niente più.

 

Sei lontano milioni di chilometri quando davanti a te di parlano di cose che faresti bene a memorizzare, sei a pranzo su un pianeta gelido come l’azoto liquido mentre intorno senti sorrisi, movimenti, abbracci e baci, sei dentro ad una supernova morente quando vedi quello che poteva essere ad un metro o poco più da te, sei sparato a tutta velocità dentro ad un buco nero quando interroghi una sfera spacciata per un film del futuro. Sei ma non sei qui. Sudore e sapore, cielo nero pece dalle finestre e luci e musica che arriva da lontano dove il mare nemmeno lo vedi in cartolina.

 

Dolore e commiserazione, quanto ti crogioli in mezzo a fratelli così poco riconoscenti! Lo amavi e ora lo detesti, come tante cose che tocchi, su cui posi lo sguardo ed i pensieri. Nessuno, ti chiedi, sa quanto fanno male i ricordi? Subdoli, arrivano silenziosi, attaccati ad oggetti, scivolano dalle cose e dalle persone, ti corrono incontro felici di darti un granello, quel misero granello, di quella cosa che si chiama, dicono, felicità.

 

Li accogli, ingenuo, ed un secondo dopo è già finita, cala il sipario..

 

Farsi del male è così facile e costa poco, pentirsi e scusarsi ancora di più. Poi fai finta di svegliarti ed è ancora buio, perché i giorni sono quello che sono. Come te.

 

_Spengo il pc dopo avere riletto trenta volte e mi chiedo perché se tutto deve finire non succede una volta sola, tutte le cose insieme e non se ne parla più_E ce ne se dimentica come vorrei dimenticarmi di me, adesso_E faccio reset e mi reinstallo tutto_E’ solo un problema di software contraffatto, lo sapevo che non dovevo fidarmi_La pirateria uccide se stessi, scegli sempre una coscienza originale, fattela installare e non pensarci più_

Materializzato_da bando | 14:39 | commenti (5)


mercoledì, giugno 13, 2007
 

_
_Should it one day come to pass
That you sit down to your memoirs
Where will this go?
The chapter in your life entitled..._

_Sacco in spalla, si ricomincia, si saluta e si pensa, si fantastica e si dubita, si sogna e si piange, si stringono mani e si chiudono gli occhi, si impara e si disimpara, si conta e si allinea, si digita e si cancella, si velocizza, si rallenta, si guarda, si scrive e si si legge, si vola e si plana_Dove, quando, perchè, percome, per quanto per chi e percosa, per sempre, per oltre e per ieri, per oggi e per domani?_

_E guardi il pachistano che impara le parole, ANCORA, AMBIGUO, ASSASSINO...dalla A alla Z e le ripete a voce alta e così fai tu dentro la tua testa: AMMIRAGLIO, ARCO, BANDO..._Pronuncia Bando e lo guardo, non chiama me ma suoni che nemmeno conosce dal recondito di uno stomaco lontano_E il cuore annebbiato che corre impaurito se proprio deve, ed è straniero pure lui qui_Non parla lingue conosciute, non conosce le strade più brevi nè le persone di cui fidarsi_Ha sempre fatto così e si è fidato pure stavolta_Ogni volta, se sbaglia, sa di averlo fatto in buona fede, per quanto conti, per quanto dicano_E alzo le mani davanti agli occhi riparandomi da me stesso perchè avere paura di se stessi è più normale che non averne mai di nessuno_

 

Materializzato_da bando | 16:43 | commenti (4)


mercoledì, maggio 30, 2007
 

_Monday you can hold your head ,Tuesday Wednesday stay in bed _
Le città di notte contengono uomini che piangono nel sonno, poi dicono Niente. Non è niente. Solo un sogno triste. O qualcosa del genere… Passa rasente la nave del pianto, con i radar delle lacrime e le sonde dei singhiozzi, e li scoprirai. Le donne - e possono essere amanti, muse macilente, pingui nutrici, ossessioni, divoratrici, ex, nemesi - si svegliano, si girano verso questi uomini e domandano, con femminile bisogno di sapere: - Che cosa c’è? E gli uomini dicono:- Niente. No, non è niente davvero. Solo un sogno triste.Solo un sogno triste. Ma certo. Solo un sogno triste. O qualcosa del genere.

_CAPITOLO II_Il profondo Nord, produttivo e operoso, motore dell'Italia e dell'economia_Fabbriche e maniche rimboccate, export e manovalanza immigrata_Tasso si scolarizzazione inferiore a Cuba, tasso di innovazione quasi nullo ma tanta voglia di lavorare_Non ha voglia di pagare le tasse, non vuole gli immigrati che delinquono, vuole i servizi e vuole gli immigrati a lavorare a due euro all'ora, vuole tutto e niente_Il profondo Nord mi fa paura, con le sue casettine dietro ai capannoni industriali, la gente che si guarda in cagnesco e si tira una rivoltellata per un parcheggio, che dà un calcio in culo al "nero" che si siede sulla panchina, che mi urla dietro che è stanco_Il profondo Nord è sempre stanco, stanco di qualcosa e di qualcuno, vuole essere lasciato in pace a farsi i cazzi suoi, non ne vuole sapere di niente e nessuno che non sia se stesso_Si specchia e si chiede in continuazione quanto è bello e bravo, non ha paura di niente se non di un granello di sabbia che inceppi il meccanismo creato in 50 anni di pialla bianca_Il profondo Nord non pensa, fa_Il profondo Nord ammira gli sghei e disprezza la povertà, no mi correggo, la compatisce e allora a volte fa volontariato perchè qualcuno gli ha detto che è giusto così, è sempre stato così_Una volta dal Profondo Nord partivano, sporchi e poveri e andavano a fare i muli per il mondo_Per parlare al profondo Nord non servono i tecnocrati e i papaveri, il politichese avariato e i galletti nel pollaio che si scannano per un po' di visibilità nel panino dei Tg, non serve Prodi, non serve parlare di economia e di trend di crescita_Non serve parlare, tutto qui, perchè non capirebbe, ha già staccato gli ormeggi da tempo e se ne è andato per la sua strada_Lì al timone, con il ciuffo al vento ed il tender pronto per una festicciola che sa tanto di vita smeralda, lui sogghigna, si sistema il foulard e spinge il pulsante per il lancio dei siluri_Affondato_Adieu_

Materializzato_da bando | 11:46 | commenti (4)


giovedì, maggio 24, 2007
 

_E nuestra piccola vita..E nuestro grande cuore_

_Sta finendo tutto_L'acqua, la settimana, la fiducia, il sudore, la sera, il giorno_Sta finendo il cd, il libro, la birra, l'idea, il pensiero_La mosca è rimasta attratta dalla luce ed è lì seccata dal caldo della lampadina, ha voluto troppo_La guardo, nera, dentro il lampadario, mentre fuori non si sente nulla, nemmeno una voce, un grillo, un suono di qualcosa_Mi scopro intollerante, saranno i gradi, l'insofferenza della camicia appiccicata sulla pelle, i chilometri_Non sopporto, giudico, poi mi pento, poi rigiudico, poi esplode la rabbia, poi la soffoco_Vedo solo schifo intorno, in questo agglomerato urbano che trabocca di rabbia, che se esplode travolge tutto, zanzara tigre e pratino innaffiato compresi_Ogni goccia che diventa un mare, ogni lacrima che trasuda sale, ogni granello che crepa la clessidra, tutto si gonfia_Entropia contro implosione_Poi qualcuno raccoglierà i bricioli_

_Capitolo I_Quando ascolto un miliardario parlare a nome di non so chi, forse di altri miliardari, e criticare come gira il paese e che bisogna fare di +, ovviamente per lui e gli altri miliardari perchè han bisogno di agevolazioni per crescere, innovare, svilupparsi (quei soliti verbi che non significano niente per le imprese ma che fan tanta scena), mi cadono le braccia_E penso che una classe sociale (o economica?) che ha sempre e solo bisogno di agevolazioni, spintarelle, aiutini per andare avanti non sia proprio un chiaro modello per una nazione_E poi penso che ci sono altre classi sociali, quelle di chi si alza al mattino e va a farsi il culo in fabbrica, chi si fa 200 km per lavorare, di chi deve guardare ogni tipo di spesa perchè incide sul bilancio del mese e non ce la fa, di chi c'ha un mutuo che sale esponenzialmente_Nessuno di loro c'ha il cuneo fiscale, la detrazione per il furgonato che è sempre il fuoristrada della moglie, l'evasione facile, etc etc_Questi c'han lo stesso stipendio da anni, guardano i papaveri parlare e arrogare diritti e privilegi, arrivare in elicottero e andare via in elicottero, fare i populisti per poi chiedere la cassa integrazione o la delocalizzione in Romania o Cina, parlare di alzamento dell'età pensionabile perchè si vive di + e meglio e quindi via in fabbrica fino a 70 anni e sulle impalcature dei cantieri edili in equilibrio precario, anziani si ma ancora in gamba per cazzuola e calcina_Voglio tutto ma non dò niente, egoisti/invidiosi, una brutta razza_Però piacciono, anzi ce li fan piacere, all'italiano medio che sbava quando li vede in nonchalance col loro maglioncino blue casual parlare di automotocalciofigabarchedisco e poi di colpo tornare seri e colloquiare di massimi sistemi, di economia che deve crescere (come? ah senza tasse per le imprese, è vero), di politica impantanata nei privilegi, di sviluppo (ancora lui..), di tasse opprimenti (di nuovo), come capipopolo da quattro soldi_Sono scene che ho già visto, chi sa fare un mestiere, a casa mia, deve continuare a farlo, se lo cambia è perchè o non gli piace o NON LO SA FARE BENE_Altrimenti domattina il primo macellaio che si alza e vuole fare, che ne so, il presidente Telecom sarebbe legittimato a farlo: non sarebbe una cattiva idea, pensandoci bene_

Materializzato_da bando | 12:34 | commenti (5)


giovedì, maggio 03, 2007
 
_PANE E POLENTA_Mio babbo fa la polenta al festival dell'unità: è il polentaro_E' bravo, fa una polenta buonissima, lo chiamano anche in giro per la città con il pentolone, la farina e il mestolone a fare tonnellate di polenta_Lo fa gratis, ci mancherebbe e si fa un culo così specialmente al "festival", quello importante, quello che inizia a fine agosto e che ha gli stand grandi e dove, per chi non lo sapesse, si inizia a lavorare al pomeriggio sui fornelli e davanti a fuochi enormi con un caldo tropicale, il sudore che ti cola sulla fronte, il cappello bianco e il grembiule_Ma lo si fa volentieri, da quel che ho visto, da anni e anni per un'ideale, qualcosa che a molti di noi sfugge_Ci si mette in fila, pazienti, si ordina, si paga lamentandosi dei prezzi, del casino, dei comunisti però poi si pappa tutto chiedendosi come mai nel ristorantino in collina la polenta costi quattro volte tanto e faccia cagare_L'ingrediente segreto della polenta del mio babbo è la passione, uguale a quello dell'esperto della "carne ai ferri" o delle minestre fatte in casa_Io ogni tanto vado dietro ai banconi e guardo questi omarini e donnone, mica più tanto giovani che lavorano come degli schiavi che nemmeno quando lavoravano veramente, già perchè son tutti pensionati o quasi_I giovani se ne stanno a qualche metro là fuori, ciondolando davanti alla discotenda, oramai un simulacro di quello che fu o sfrecciano davanti alla fiera con le bmw serie 1 che qualcuno gli avrà pur pagato e volano felici verso la gnocca_Ognuno poi fa il cazzo che vuole, legittimo_Io ci guardo a ste persone e mi dico incapace solo di muovere un dito per lavorare di sera gratis per un partito e con me forse tutti quelli che son lì seduti ai tavoloni con i fazzoletti di carta e il tovagliolone maxi con gli sponsor sopra che fanno tanto sagra paesana_Io poi penso che nemmeno una volta ho visto un presunto pezzo grosso, che ne so un assessore mica il sindaco quello sarebbe troppo, lavorare là dietro con loro, sporcarsi le mani nell'olio delle patate fritte o solo servire ai tavoli_Farsi il culo, troppa grazia_Io al mio babbo l'ho detto, lui tranquillo ha sempre scossato le spalle, inforcava la sua bici e se ne andava a lavorare_La stessa domanda glielo ho fatta, incarognito, qualche settimana fa mentre in tv passavano le immagini del congresso dei diesse e di quello della margherita e i geniali condottieri della nostra moderna patria dicevano a mio babbo che doveva cambiare per la terza volta partito, che non si era più di sinistra e che era un atto necessario per lo sviluppo di non so che cosa_Il loro, probabilmente_Ecco, mio babbo ha detto: "Facciano un po' loro. Io il mio dovere l'ho fatto. Col prossimo festival a giugno io chiudo"_Ohibo', io lo incalzavo con domandine tipo: "Ma adesso si chiamerà festival del partito democratico?O "festival" solo? Ma lo sai che lavorerete solo voi perchè quelli della margherita non han mai fatto niente nella loro vita? Ex tutto..." _ e via con questo tenore_Però mio babbo fa sul serio, la tesserina dei diesse non l'ha rinnovata, quando gli si parla del sindaco scuote la testa, sugli assessori oramai anche lui stende un velo di commiserevole pietà e compassione perchè non sanno quello che fanno o perchè non sono in grado e, soprattutto, la polenta non la farà più_Tanto la fiera la vendono e fanno degli appartamenti: così gli han detto nella riunione di sezione_Sembra quasi che certi cervelloni, proprio quelli che hanno introdotto prassi barbare sul lavoro come la flessibilità giusto perchè l'avevano letto sulle slide del convegno a nizza la settimana prima, abbiano deciso a tavolino che essere di sinistra è brutto, che gli elettori vogliono rassicurazioni, quelle del centro buono e materno che ti perdona tutto, anche di essere socialista, democristiano, di avere avuto qualche grana con la giustizia nell'esercizio delle tue funzioni politiche, di essere un riciclato, vogliono benessere che la sinistra non può darti perchè è come essere comunisti, sporchi, cattivi e contro l'impresa_Il partito democratico nasce così, senza idee, senza ideali, senza storia, senza palle, senza polenta_Sono orgoglioso di mio babbo_Mangerete pane e cicoria tutti, al festival democratico, con due stand montati dagli extracomunitari in nero perchè nessuno saprà o vorrà alzare un dito democratico, con i cuochi raccattati dai vecchi diesse e pagati con quattro ideali e una bandiera rossa da nascondere dietro al lavello dei pentoloni, coi margheritoni all'ingresso sorridenti e felici di questa joint-venture dove loro non ci hanno messo un cazzo ma riscuotono solo, come sempre_Il partitodemocratico ha già ottenuto però un primo risultato concreto: mi ha fatto diventare comunista, però come i cinesi_Loro si che sono democratici_
Materializzato_da bando | 16:35 | commenti (9)