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martedì, gennaio 27, 2009
 DIFENDO CON LE UNGHIE E POI LA PERDO_Ogni tanto esisto, su queste frequenze almeno_Scrivere di se stessi è un'impresa ardua per chi ha conosciuto i tempi di gloria di splinder_sembrano spariti tutti i vecchi blog, le persone hanno esaurito la loro vena oppure hanno trovato quello che cercavano, una sorta di terapia psicologica collettiva per recuperare il sè smarrito in tempi bui_I tempi non mi pare siano migliorati un granchè, se a voi piace accomodatevi_Non lascio tracce eclatanti in giro, un libro perso in treno nel sonno dell'alba, un guanto, un foglio scritto su una macchina, pensieri che volano via_Potrei anche non esistere più, etereo, lontano, vicino, nascosto, parte e torna nel buio e chi sarà mai?_E' come un ottovolante, su e giù, l'umore adora i parchi di divertimento oltre che il sole che giustamente se ne è un po' andato in vacanza e quindi ho tutta la faccia bagnata di pioggia che fa schifo per inciso, sa di metallo, sa di quello che siamo_Trovo sempre più strano non avere obiettivi, è come iscriversi di continuo a delle gare e mollarle tutte dopo pochi metri o addirittura all'ultima curva_Ci ho provato, eh?_Il sole che si alza quando l'aria è congelata non serve, ecco, non serve come non servono tentativi di rivitalizzare un torpore che è pure curiosità_Vorrei potere scrivere certe canzoni che parlano di come l'importante sia non importante, che raccontare sfighe non serve a nulla se non a cercarne altre, che non c'è niente che faccia più schifo di questi tempi ipocriti e pieni di gente che adora gente adorata da altri_Ma son tutti stronzi_Rimpiango Beverly Hills 90210: almeno lì sapevi come andava a finire_O no?
lunedì, novembre 03, 2008
SENZA UTILITA'_Quante volte mi dico: quello che stai facendo è sbagliato?_Poi vedo in tv che c'è di tutto e allora posso sorridere davanti alla P2 che ritorna, al fascismo strisciante, alla spocchia di conduttori raccomandati_quello che faccio è sbagliato nella misura che io sono sbagliato e giudico loro_Questa nazione cosa è diventata?_Mi alzo alla mattina e odio leggere di certi nomi sui giornali, vedere facce di niente in tv, zoccole che piangono e che magari sognano di finire in alto fingendo due lacrime in croce_Vorrei dare un ordine mentale a tutto e inscatolare ciò che mi circonda per prendere fuori solo quello che mi piace_Non sono più caustico perchè ha preso sopravvento la mia indole decadente anche se dentro di me sogno di svegliarmi una mattina e mandarli tutti al patibolo_No, pardon, ai lavori forzati_
lunedì, ottobre 27, 2008
_ Quali sono le cose che contano nella vita?_Ogni giorno potrei aggiungerne delle nuove, quando guardo il sole che si alza dai finestrini di un treno e penso che vorrei esplodesse per inglobare tutto, e compilo elenchi di come potrebbe essere e non è oppure poteva essere e non è stato_Mi ritrovo a reiterare me stesso, alla fine non è male, basta non pensarci e sperare che non arrivi il solito peggio_Guardo lontano da un finestrino lercio e sogno sempre di fermarmi in una stazione a caso e fermarmi lì_A non far nulla, a non sentire nulla, a non volere nulla_A non parlare con nessuno, a non volere nessuno_Seduto e basta_Poi riprendo il treno e me ne vado_Mi soffoca la folla, aspetto per prendere aria, nemmeno riesco ad ascoltare qualcosa nelle orecchie che tutto mi pare stantio_Camminare in mezzo alla gente mi fa schifo, cerco di fermarmi e guardare, osservare, fermare fotogrammi di cose inutili_Magari è proprio la gente che mi fa schifo, chissà_La mia bici è un catorcio al quale sono affezionato e che so già che mi mancherà il giormo del suo ipotetico furto, sono mobile e moderatamente veloce e non vedo la gente, li sfioro appena, passo sopra coi miei pensieri_Poi riapro gli occhi ed è già buio e non ho nulla, non ho fatto nulla, non ho spostato niente, non ho salvato il mondo e nemmeno me stesso_E al buio guardo un altro finestrino, stavolta pulito_
giovedì, marzo 06, 2008
_I MILANESI AMMAZZANO IL SABATO_
martedì, gennaio 22, 2008
ADDIO COMANDANTE BULOW
Ironia della sorte te ne sei andato proprio in questi momenti bui per una nazione a cui tu e altri avete dato la libertà_Non abbiamo imparato nulla dal passato e dubito che ci capiremo mai qualcosa_Abbiamo bisogno di farci prendere per mano e per il culo da personaggi considerati forti, così era e così sarà, ma se sarà sarò sempre dall'altra parte_Quello che mi spaventa è che quando ve ne sarete andati tutti nessuno o quasi saprà nulla di quei tempi, non così lontani, di quelle sofferenze e di quegli esempi e non rimarrà nulla o quasi_I ricordi piano piano svaniscono perchè la quotidianità vince su tutto come sempre_Forse a nessuno frega più niente, realisticamente, del passato perchè pensa solo al proprio piccolo e ignobile futuro_Che vuoi che servano queste righe di un piccolo e insulso blog?_A me piace pensare che servano a me e mi basta_Forse a me servono degli esempi, dei ricordi, delle storie, degli ideali per andare avanti_L'importante è che siano quelli giusti_
sabato, gennaio 19, 2008
"Io mi sto mettendo in gioco..."_Mentre sento questa frase durante la colazione per poco non mi va di traverso il croassaint del Conad_Butto l'occhio alla tv che fa la premiere dei film in uscita e sì, è arrivato._Raul Bova c'ha quella faccia un po' così che sembra uscito dritto dritto da Alien vs Predator e guarda la fighetta diciottenne come una trglia guarda il pescatore dalla rete_"Sei troppo giovane", dice e allora capisco, quando la grafica e la musica melensa mi comuncia che sono riusciti a fare un altro film della saga di Moccia, così stancamente giovanilista che a tratti sembra che io vada ancora alle elementari_Vero Raga? Tutto Rego?_E il croissant mi va davvero di traverso insieme al caffelatte: Scusa ma ti chiamo amore.......io o te? lei o lui?.Spiegatevi!_Ci dovrebbe essere qualcuno che giudica i film in uscita, che ne so una sorta di Mr Film, che decide se è il caso o no di proiettare in sala porcherie o blockbuster, troppo bello_"Io mi sto mettendo in gioco", ok ok ho capito che ti piace Raul ma calmati hai detto che ha 17 anni in più di te e va bene che ha recitato in film importanti (io ricordo Palermo-Milano solo andata dove era pure accettabile, La finestra di fronte dove potevi metterci anche DjAx degli Articolo 31 che almeno vitalizzava la scena e poi non ricordo...forse c'entra sempre la Mafia, i poliziotti, Ricky Memphis....) però cazzo, è vecchio!_Metterai il lucchetto sul ponte anche per lui? sii seria!_Cioè, guardiamola così, la cosa in fondo potrebbe pure rivelarsi interessante per il sottoscritto: se il film avrà il successo che credo fra un mese avremo orde di ragazzine che guarderanno noi babbioni sotto una luce diversa dopo anni di indifferenza e allora dovremo abituarci a rispondere al "Io mi sto mettendo in gioco" così ansiogeno e isterico con il neoclassico "L'età non conta"_Un trionfo!_
martedì, agosto 21, 2007

FORSE LASSU' QUALCUNO CI GUARDA Red lights, grey morning
Il cielo sopra Berlino è ora limpido come il cristallo, ora scuro come la pece, mi prende il cuore per la limpidezza e poi mi chiude in un guscio di ghiaccio sotto nubi gonfie di grigio. Indefinito in A.A., 360° intorno, da ovest a est, ho capito come si è sentito appoggiato alla statua d'oro della Siegessaeule, le ali aperte, un flusso di luci sotto, un brulichio di lumi e lumicini all'orizzonte, torri, cristalli, acciaio, cemento che sembra nascere giorno per giorno. In fondo è così: la città è un grande esercizio di architettura, una pagina bianca tutta da scrivere fra spazi aperti in mezzo a grattacieli, palazzi in demolizione che lasciano spazio ad altri, quasi in un gioco che sembra non avere mai fine. Vecchio e nuovo, insieme per sempre, testimoni e ciceroni a chi arriva per cercare il fascino un po' superato di una città prima divisa ed ora unita quasi con il collante. L'ebrezza di un passaggio un tempo proibito ad est è ora poco più di uno sguardo su palazzi squadrati che nemmeno a Engel e Marx sarebbero piaciuti, una torre inutile quanto gigantesca per trasmettere segnali tv, una piazza oramai ostaggio del fashion, tram su rotaia retrò ed ovviamente cantieri. Si scava in continuazione a Berlino, ho visto più muratori qui che in tutta la mia vita, 24h di trivella e martello pneumatico. Mai invasivi, per carità. Ma son sicuro che fra due anni le cartine turistiche della città saranno completamente diverse da quelle di oggi con già nuove mete da visitare, nuove creature di qualche architetto strafico da ammirare pur con la convinzione dentro che facciano un po' cagare. tutto si trasforma, anche il presente. Che sogni nei sogni?
Non lo so, a parte la prima notte non ho sognato nulla. Nè il re, nè la regina, quasi che il male fosse rimasto in un angolo trasformato in altro, indurito come tante altre volte quando metto km tra me e qualcosa o qualcuno. E che la rabbia fluisca e entri in circolo e si mesci con la malinconia e la tristezza e diventi una cosa sola, delusione verso qualcosa o qualcuno. Alquanto deludente, già sai. Ma non è la prima volta, vige una regola molto in voga che dice: mors tua, vita mea. E poi son cazzi tuoi. Bene sì, lo sono, me ne sono accorto, liebling. Alquanto deludente, non alquanto scontato. You used to stay in to watch the adverts
Non ho metri di paragone precostituiti sulle metropoli. Ognuna è sè, e noi dobbiamo solo cogliere quel sè. Punto. Immergerci senza la spocchia del meglio qui rispetto a qua, me lo aspettavo diverso, che delusione, sì però, ah più bello di, meglio di, etc etc. Guarda e respira. Guarda e respira. Vivi e guarda. Che siano quadri di Monet, che sia l'altare di Pergamo o la porta di Babilonia, la quadriga della Porta di Brandeburgo, Alexanderplatz, il club25, la Sprea, u-Bahn o S-bahn, me o te, o lei o loro, Friedrichshain, il Reichstag, il Sony centre, un pezzo di muro in mezzo al niente, il mausoleo dell'olocausto, l'Old Banhoff, ancora me e ancora te e ancora loro, Shonenberg, la bici e i piedi. Concedetemi il sangue che pulsa nelle tempie e una lacrima amara, non sarà l'ultima, sui gradini della Siegessaeule con un vento così forte che pare voglia portare via tutti i pensieri cattivi. Sintassi lontane, scuse e trionfi di menefreghismo. I tempi della vita non coincidono mai con i battiti del cuore. In fondo mi è piaciuto?
Quando l'aereo decolla mi sembra di partire per sempre. Quando l'aereo atterra mi sembra di non essere mai andato via. Quando accendo il pc nella notte in mezzo a nessuno mi sembra di essere l'unico sopravvissuto alla ricerca di un segnale amico nella rete. Chi vuoi possa comparire in googletalk a quest'ora? Già. Perchè mi pongo sempre domande scontate? Ho un sesto senso per capire quando arriverà il dolore, ti si informicoliscono le gambe, ti basta un'occhiata e capisci tutto, come l'ultima volta. Poi le conferme sono come delle martellate secche, una dietro l'altra. In fondo mi è piaciuto, essere veloce, effimero e durare come una derrata in scadenza che va eliminata prima che diventi rancida. Il nuovo brand ha un sapore migliore, posso capirlo. Ma non ne farò mai una campagna pubblicitaria. Questione di stile. Ho un certo stile nel disprezzare le cose, lo riconosco, forse disprezzare è una parola grossa, diciamo guardare le persone facendo loro capire quanto la coerenza non vada tanto verbalizzata quanto dimostrata. Me l'appunto, chissà mai che non possa servirmi in futuro per imparare la solenne lezione dell'esistenza che ti insegna e poi vedi te che fare, o promosso o bocciato. Mi evolvo, come il cemento della città che seppellirà tutto e tutti, specie le mostrine dell'esercito dei buoni sentimenti e dei valori che sfilano sulla Karl Marx Strasse mentre mi mangio un sacchetto di pop corn, sogghignando truce. Sfila anche l'orsetto Knut, bianco e innocente come la neve, ora è grande e mi guarda vorace. Abbraccio l'est del mio cuore.
You say when she hits you, you don't mind
Essere qui, o lì, meglio lì, non me lo sarei mai immaginato solo qualche mese fa. Per tanti motivi. Mi dicono e mi parlano, e mi ridicono e riparlano e consigliano e non importa se poi ascolto, mi importa che mi diano una scossa. Mi sono drogato di cortisone, quando è in circolo è uno sballo ma lo spacciano solo in farmacia. Ci sono parole a Berlino che non puoi usare, già è tanto che il Reichstag si chiami ancora così, il berlinese non crede, forse ha paura del suo passato, ha un sindaco omosessuale e paga la metro ogni corsa, va in bici e ti dice che non è di berlino mentre Kennedy disse tutt'altro, magari ti aspetta sotto la Banhoff più malfamata che a te sembra un luogo stile periferia di Milano e niente di più. In fila con i soliti italiani trimalcionici per entrare, a noi ci fan accomodare come al Monopoli, in prigione senza passare dal via. Qualcuno impreca dal fondo della fila, sono troppo stanco per capire, all'entrata comprendo solo che siamo "amici di" e quindi niente fila, niente biglietto, nulla di nulla, benvenuti e benedetti. Siamo anche noi berliner? Was? Sulla Sprea, tutto il delirio è iniziato da 24 ore mi dicono e quindi non faccio caso allo stato di qualcuno anche se nessuno è molesto, ballano, bevono, fan altro, ridono e non badano a noi. perchè dovrebbero? Siamo niente fuori dal provincialismo, nulla di fronte a tutto, il mondo non è il nostro orticello, i nostri timorucci quotidiani da quattro soldi, i nostri scazzi, le facce stantie, i sentimenti bruciati fra 54.000 abitanti che si rincorrono e murano per non vedere che male e bene si prendono e si danno anche fuori dal ponte levatoio. In taxi in mezzo al nulla, il finestrino aperto tra il sonno che evapora dai sedili, vampirizzo la notte e quello che mi circonda, i sottopassi, il ponte, le stazioni U e quelle S, il kebab infinito, non so se sono ancora una vittima. Forse no, ma che importa?
E' facile andare senza guardarci in faccia?
Esiste un orologio per cicatrizzare l'anima? Che spinga avanti le lancette del tempo così velocemente che tutto si rimargina in fretta e le ferite diventano piccoli segni chiari sulla pelle abbronzata. Cicatrici di un tempo che fu, il tuo te stesso che è stato. Al polso la clessidra va lentissima e pure la sabbia è pesante, umida e scura. Pare la Sprea, pare una chiatta nera che porta alla foce tonnellate di passato, di tutti i passati di tante vite attorcigliate che si toccano, si sfiorano, si uniscono e poi si lasciano per poi andare ognuna per la sua rotta, se c'è. Dal ponte vedo tante vite che scivolano via, sul ponte le mani si intrecciano, i sorrisi si sprecano e le paure svaniscono. Questo muro che ho alzato per difendermi è inutile e va abbattuto, il mondo è brutto e brucia e se mi guardi, ora guardi attraverso di me, sono trasparente. Sono una birra Berliner appena stillata, sono il pattume da mettere in un amen fuori dalla porta, sono una stele a futura memoria, una bandiera di uno stato in rovina, sono rivoluzione e rivoluzionario, sono la strada che non percorrerai mai, le paure di una notte d'estate sotto un cielo di stelle soffiate dagli Angeli.
venerdì, agosto 10, 2007

Per quel che mi riguarda sono un continente obliato
[o anche: In una città deserta rischi di perderti dopo avere perso già troppo] Sicuramente ci si può stendere in mezzo alla strada alle 3 di notte e dormirci un paio d’ore sicuro che nessuno sfiorerà quel pezzo di asfalto. Che emana ancora calore e odora di bitume, ti entra nelle narici e ti punge prima di dormire. Non fatelo, l’han già fatto in America e non è fashion morire spiattellati così. Mi ritrovo invece a fare un processo sommario a vari imputati, tra cui me stesso. Ho il privilegio di giudicarmi e di darmi una condanna esemplare con la sicurezza che non ci sarà indulto.
È una grande soddisfazione, pur finendo per giudicare e finire solo io in gattabuia con le attenuanti. Diciamo che mi concedo gli arresti domiciliari oppure la libertà condizionata oppure ancora meglio la libertà per motivi di salute, quelle che si usano per poi fuggire dall’infermeria con il camice bianco. L’oblio di un sogno o un sogno che diventa oblio? Marzullo non avrebbe potuto fare di meglio. Il ricordo è una lama che mi entra dentro ogni volta che provo a capire le persone che mi sfilano davanti e l’avvocato difensore abbozza un’arringa che ha una certa logica, lo ammetto.
Smonta la tesi con facilità e dentro di me non provo la rabbia dell’inquisitore ma la delusione della vittima, empatia totale e visione a 3d di quel che è stato. “Che vuole che sia signor giudice? In fondo tutti si comportano così, è normale”
“Come può giudicare colpevole il mio assistito? Non ha commesso reato, ha agito in buona fede, sempre”
“Il mio assistito ha dei sani principi e dei valori che la presunta vittima si può ben dire che non possieda! Questi valori sono comunemente ritenuti superiori a certi comportamenti guidati da siffatte concezioni”
“Prima la presunta vittima commette un reato e poi vuole ergersi anche a parte offesa? Le sembra un comportamento corretto? Le sembra giusto?” Liberi tutti, io sono fatto così. Il perdono è un’altra cosa, magari va macerato ben bene oppure costruito pezzo per pezzo sopra la cicatrice. Perdono e delusione sono come le facce della stessa medaglia. A turno ne guardi una e torni al punto di partenza. Alla fine quel che rimane è sempre amaro in bocca. Un’enorme bilancia, su un braccio provo a fare valere il mio tenero peso, dall’altra qualcuno ha piazzato dei carichi pesantissimi, sto in equilibrio, salto, tiro, ma non ho possibilità. La giustizia è cieca, cala la spada ed emette la condanna. In questo caso sono giudice e condannato, giudicante e giudicato, libero e ingabbiato. Sono sempre stato libero di agire, ero in libertà condizionata e pur sapendolo ci sono ricaduto. Reitero il crimine. Non ho scuse.
IL CORRIERE DEL BANDO IL CRIMINE NON PAGA!
Bandolandia. Giunge finalmente a termine la vicenda che ha visto protagonista Bando, il noto pregiudicato arrestato nelle scorse settimane in fragranza di reato. L’accusa è sempre la stessa: “assoluta_incapacità_di_esprimere_le_proprie_emozioni_sentimenti_e_di_relazionarsi_in_ maniera_normale_senza_lasciare_perdere_per_una_volta_nella_sua_vita_le_paure_ e_i_suoi_problemi_di_salute_che_dovrebbero_essere_metabilizzati_oramai_lasciandosi_ una_buona_volta_andare_e_senzastare_sempre_in_ritardo_su_tutto_ e_tutti_specie_sui_sentimenti”. Il tribunale di Bandolandia, presieduto dallo stesso Bando ha considerato le attenuanti del caso e ha valutato le posizioni delle parti in causa, condannando comunque l’imputato ad una pena molto severa poiché ha mostrato sì pentimento ma ha visto in lui un soggetto altamente pericoloso per la società, portatore di valori di instabilità e assolutamente in contrasto con il normale vivere civile. Bando dovrà scontare per il resto della sua vita la ripetizione del mantra: “goditi le cose che hai e impara ad esprimere quel che provi”. Ogni mese una speciale commissione medica valuterà se il soggetto ha ancora nelle vene tassi troppo elevati di pessimismo, cinismo, rabbia, disfattismo pur giudicando tali tassi giustificati in presenza di eventi legati a stati fisici particolari, secondo i commi 2.3 e 4.5 del Codice Incivile della Bandocrazia. Lasciando il tribunale, visibilmente teso, Bando ha rilasciato al volo la seguente dichiarazione “Pago io per tutti, ma se Bando ha deciso così allora accetto la sentenza. Così mi condannano due volte, ma sono forte e mi rialzerò, come sempre. Ritornerò, statene certi”. Sarà un vero addio? EPILOGO: Non avrei dovuto scriverlo questo epilogo. Non lo so. Forse esistono dei segni sparsi intorno a noi che dobbiamo cogliere o che forse si colgono solo quando si è in momenti particolarmente strani, dove la nostra sensibilità è ampliata ai massimi livelli. Se accendo in questa mattina, che sembra ottobre, svogliatamente l'autoradio, ad un'ora improbabile, e sento che per qualche scherzo del caso oppure no nella playlist è finita anche questa canzone allora significa qualcosa. Che è vero quel che diceva quella notte E. mentre raccontava che quella canzone scritta con un significato negli anni per le persone ne ha assunto un altro, diverso, ma altrettanto forte. E che va rispettato, perchè è quello che la gente sente quando ascolta parole non loro ma che finiscono per diventare le loro, ne fanno un scrigno e le tengono nel cuore. Con tutto quello che ne comporta. E nonostante tutto, anch'io, sì, adesso, dopo mesi e anni di tutto e di niente, anche quando faccio fatica a capire, a vedere un senso in tutto, in tutti, in persone che ci sono ma in realtà non ci sono, in quel che pare capitare solo a me perchè si diventa autoreferenziali nel male, anche ora, che ho qualcosa che dentro si è addormentato sopraffatto dalla stanchezza ma che so esistere e che mi ha sempre salvato, lo sento, come sempre, sì, hai ragione, "I'm still alive".
martedì, luglio 03, 2007
………someday you will find me
caught beneath a landslide in a champagne supernova in the sky…….
5.12 a.m. e non è ancora finita
Ti guardi intorno e ti guardi soprattutto dentro perché la notte è così buia ed è così duro respirare in piedi di fronte ad una finestra piena di niente.
Sudi, fra lenzuola che non ci sono più, cuscini a terra, una sveglia, un orologio che le dita toccano in continuazione mentre cercano il fresco. Puoi stare sdraiato e fingere di dormire il sonno degli stanchi ma la mente è come un trapano che scava dall’interno e ad intervalli regolari e ti fa espellere qualcosa di salato. Lo lecchi. Sa di me, sa di disprezzo e di non detti, sa di rimpianti e di sogni che non ci sono più. Volevi sognare a comando, quando ti pareva, ma l’interruttore si è rotto fra le dita, è di quelli che non si aggiustano più. Di poco prezzo, di nulla, di poco valore. Quanto vali? Te lo sei mai chiesto? Se ti pagassero a peso molto poco, se ti pagassero per quello che c’è dentro, fantomatica essenza che piace e non piace e che viene e va, l’onda del gusto e del piacere, ti pagherebbero il giusto. Tempi di saldi nel letto delle tue pene, tra le pecorelle che saltano a milioni senza mai fermarsi e il gioco del “se” che è sempre di moda.
Ti ho visto provare il mantra magico di “i’m still alive”, sei ancora vivo per l’ufficio anagrafe e niente più.
Sei lontano milioni di chilometri quando davanti a te di parlano di cose che faresti bene a memorizzare, sei a pranzo su un pianeta gelido come l’azoto liquido mentre intorno senti sorrisi, movimenti, abbracci e baci, sei dentro ad una supernova morente quando vedi quello che poteva essere ad un metro o poco più da te, sei sparato a tutta velocità dentro ad un buco nero quando interroghi una sfera spacciata per un film del futuro. Sei ma non sei qui. Sudore e sapore, cielo nero pece dalle finestre e luci e musica che arriva da lontano dove il mare nemmeno lo vedi in cartolina.
Dolore e commiserazione, quanto ti crogioli in mezzo a fratelli così poco riconoscenti! Lo amavi e ora lo detesti, come tante cose che tocchi, su cui posi lo sguardo ed i pensieri. Nessuno, ti chiedi, sa quanto fanno male i ricordi? Subdoli, arrivano silenziosi, attaccati ad oggetti, scivolano dalle cose e dalle persone, ti corrono incontro felici di darti un granello, quel misero granello, di quella cosa che si chiama, dicono, felicità.
Li accogli, ingenuo, ed un secondo dopo è già finita, cala il sipario..
Farsi del male è così facile e costa poco, pentirsi e scusarsi ancora di più. Poi fai finta di svegliarti ed è ancora buio, perché i giorni sono quello che sono. Come te.
_Spengo il pc dopo avere riletto trenta volte e mi chiedo perché se tutto deve finire non succede una volta sola, tutte le cose insieme e non se ne parla più_E ce ne se dimentica come vorrei dimenticarmi di me, adesso_E faccio reset e mi reinstallo tutto_E’ solo un problema di software contraffatto, lo sapevo che non dovevo fidarmi_La pirateria uccide se stessi, scegli sempre una coscienza originale, fattela installare e non pensarci più_
mercoledì, giugno 13, 2007
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_Should it one day come to pass
That you sit down to your memoirs
Where will this go?
The chapter in your life entitled..._
_Sacco in spalla, si ricomincia, si saluta e si pensa, si fantastica e si dubita, si sogna e si piange, si stringono mani e si chiudono gli occhi, si impara e si disimpara, si conta e si allinea, si digita e si cancella, si velocizza, si rallenta, si guarda, si scrive e si si legge, si vola e si plana_Dove, quando, perchè, percome, per quanto per chi e percosa, per sempre, per oltre e per ieri, per oggi e per domani?_
_E guardi il pachistano che impara le parole, ANCORA, AMBIGUO, ASSASSINO...dalla A alla Z e le ripete a voce alta e così fai tu dentro la tua testa: AMMIRAGLIO, ARCO, BANDO..._Pronuncia Bando e lo guardo, non chiama me ma suoni che nemmeno conosce dal recondito di uno stomaco lontano_E il cuore annebbiato che corre impaurito se proprio deve, ed è straniero pure lui qui_Non parla lingue conosciute, non conosce le strade più brevi nè le persone di cui fidarsi_Ha sempre fatto così e si è fidato pure stavolta_Ogni volta, se sbaglia, sa di averlo fatto in buona fede, per quanto conti, per quanto dicano_E alzo le mani davanti agli occhi riparandomi da me stesso perchè avere paura di se stessi è più normale che non averne mai di nessuno_
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